Numeri 6, 22-27; Salmo 66 (67); Gàlati 4,4-7; Luca 2,16-21
Non in nome di Dio.2: nel nome di Dio la pace – 57ma Giornata Mondiale della Pace
1. Non in nome di Dio: Russia, Ucraina, Israele, Hamas, altri paesi, non in nome di Dio fate guerre. Paesi produttori di armi: non in nome di Dio! Vi credete padroni della Terra che solo è di Dio e voi siete padroni di nulla. Vostro «padre era un Arameo errante»: voi, chi volete dominare? La vendetta, la rappresaglia è stata delitto verso di voi? Lo è altrettanto verso coloro che chiamate nemici. “Armi sofisticate finiscono talvolta nelle mani sbagliate”:

alla parola di Papa Francesco unisco quasi una correzione: le mani che usano armi e che le fabbricano sono sempre sbagliate!
2. «Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». È augurio, da parte di Dio; diviene benedizione per l’accoglienza dell’uomo. Dio ha donato agli uomini il suo Spirito affinché abbiano «saggezza in ogni lavoro». L’intelligenza e la conoscenza libera sono la dignità donataci dal Creatore, che ci ha fatti a sua immagine somigliante.
«Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò»: con la pace frutto di giustificazione.
Quale è la radice della benedizione e della pace? «Fratelli, Dio mandò il suo Figlio, nato da Donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge»: farla finita con una vita dipendente dalla Legge ed iniziare a farla dipendere dall’Amore perché «ricevessimo l’adozione a figli».
La radice della pace è la Donna, Maria, che ha accettato l’invito di avere come Figlio Gesù e come figli noi: «E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, insieme al quale possiamo gridare: «Padre! Padre nostro!».
I figli si comportino come «i pastori che andarono, senza indugio». La pace deriva dall’andare senza indugio verso Gesù Cristo. Non ‘contro’ l’uomo.
La pace è libertà e incontro: «Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Sono Madre e Padre che educano i figli e, nel tempo presente, occorre ben indirizzare quanti utilizzano forme di intelligenza artificiale per proteggere quanti ne sono influenzati. Non sarà mai la tecnica in mani egoistiche a creare la pace. Occorre promuovere il pensiero critico ed educare il cuore dell’uomo della tecnica.
Tornare a Betlehem. Lì «trovare Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia». «E, dopo averlo visto, riferire ciò che il Bambino ha detto». Se non vorremo farlo, la realtà negativa sarà superiore alle idee ed alla percezione delle violazioni della libertà minacciata dall’egoismo, dall’interesse personale, dal profitto e dal potere.
Le tecnologie digitali producono già profonde trasformazioni nella società e nella vita quotidiana:
a. Siamo in pericolo: non tutto può essere pronosticato, calcolato; tecnologie anomale disinformano ed influenzano decisioni di scelte personali. Si attuano operazioni militari con sistemi di controllo remoto: ne consegue minore percezione della devastazione causata dall’immensa tragedia della guerra.
b. Definire traguardi diversi: «Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori». L’intelligenza artificiale dovrà essere nutrita dal “senso del limite”. Si inizi a realizzare uno ‘sviluppo progressivo’: nella cultura, nell’agricoltura, nell’istruzione; un miglioramento del livello di vita con crescita della identità, dignità e fraternità umana.
La preghiera di Papa Francesco è che ‘il rapido sviluppo di forme di intelligenza artificiale contribuisca al perseguimento della pace e del bene comune, a porre fine a guerre, ad alleviare le sofferenze che affliggono la famiglia umana. Possano i fedeli cristiani, i credenti di varie religioni e gli uomini e le donne di buona volontà collaborare in armonia per affrontare le sfide poste dalla rivoluzione digitale, e consegnare alle generazioni future un mondo più solidale, giusto e pacifico’.
Chi ha conosciuto Gesù, come i pastori, torni «glorificando e lodando Dio per tutto quello che ha udito e visto» e fare «come detto» da un Bambino.
(didon)