Isaìa 45,1.4-6; Salmo 95 (96); 1Tessalonicési 1,1-5b; Matteo 22,15-21
Un canto nuovo, cantico d’amore. 3: Chiamati per nome
1. L’inganno:
Scribi e Farisei «hanno impedito», con rituali e leggi, non solo «la conoscenza», ma perfino «la chiave della conoscenza» per «il governo della pienezza dei tempi» della Salvezza. Non cadiamo nell’inganno posto a Gesù da Scribi e Farisei. Gesù rifiuta questioni umane, anzi opera una ribellione: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio: ipocriti». Infedeli più dei pagani. Sì: «peccatori e prostitute vi precedono nel regno di Dio».
Fratelli, apriamo il Vangelo insieme al Signore, in contemplazione della Gloria. È invito a nozze, festa.
2. La storia:
Il Padre chiamò Ciro, re di Persia, pagano, più fedele a Dio di Scribi e Farisei: «Io ti ho preso, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Ti renderò pronto all’azione». Ciro ricostruì il Tempio; liberò oppressi e schiavi; creò leggi giuste di governo, quali mai erano state prima né sono sorte dopo. Ancora oggi è testimone di accusa davanti a Dio e alla storia contro sistemi politici ed amministrativi colmi del peccato del mondo.
Ciro ricorda che Dio chiede ai governanti che «nessuna autorità abusi della propria forza e ogni potere si ponga sempre a servizio del bene di tutti»: è pane necessario per i nostri giorni nella Chiesa e nel mondo. Gesù viene per costruire il Regno di Dio: «fuori di me non c’è dio; Io sono il Signore e non c’è alcun altro», non per dirimere questioni di eredità tra fratelli, istituzioni o regimi.
3. La vita:
Il cristiano vive nel mondo testimoniando un linguaggio evangelico: “I cristiani non sono da distinguere dagli altri uomini: adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.
Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L’anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo”.
Ai cristiani è rivolto un invito: «Cantate al Signore un canto nuovo». L’invito, da loro, è partecipato a tutti i poveri della Terra: «Cantate al Signore, uomini di tutta la terra».
«Fratelli», dall’annuncio di Gesù, la Terra non è più un deserto: chi si pone alla sequela di Gesù Cristo proclama Salvezza: «A voi, grazia e pace in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo. Rendiamo sempre grazie a Dio, ricordandoci l’un l’altro nelle nostre preghiere».
Fratelli, «tenendo continuamente presenti l’operosità della fede», attraverso l’ascolto della Parola; «la fatica della carità» nello “Spezzare il Pane della Cena Pasquale” e nel condividere il pane quotidiano; «la fermezza della speranza», non temeraria, ma senza timore, rimaniamo costanti e fiduciosi, con lo sguardo verso il cielo, «nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro».
«Fratelli amati da Dio, siamo stati scelti da Dio quando eravamo pagani come Ciro. Come il Signore ha scelto lui per ricostruire popoli e, da schiavi, renderli liberi, così ha scelto noi «perché andiamo e portiamo frutto. Il Vangelo, che annunciamo non si diffonda nel mondo soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione».
(didon)
