Atti 8,5-8.14-17; Salmo 65 (66); 1Pietro 3,15-18; Giovanni 14,15-21
“Mandamento”
Prossimi alla Festa di Pentecoste, rinnoviamo l’accoglienza al dono dello Spirito di Verità:
1. Il Linguaggio del mondo ordina, proibisce, premia, punisce: “Fa questo; non fare quello, se nooo!…”. “Ma babbo, mamma, mi dite solo quel che debbo fare?”. Risposta brusca del babbo: “Tu, quando parli con me, te devi sta’ zitto”.
Il linguaggio «del mondo non può ricevere Dio perché non lo vede e non lo conosce»: non è capace di parlare a Dio, dialogare con Lui, colloquiare con un Padre amorevole. Questo è preghiera.
2. Gesù dona la sua promessa: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito (Consolatore), lo Spirito della Verità, perché rimanga con voi per sempre». Il dono promesso da Gesù, negli scritti del Nuovo Testamento, è descritto anche con altri termini: «Fuoco, Spirito del timore del Signore che dimora nei credenti, Santo Spirito, Spirito della Promessa, Spirito di Gloria, Amore». E «Dono»: i fratelli «pregarono per loro perché ricevessero il Santo Spirito».
Gli Apostoli annunciano: «Voi avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi. Noi siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: se prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria». Per mezzo dello Spirito gridiamo a Dio: «Abbà! Padre!».
Siamo figli, siamo liberi. Anzi “liberati”: «Lo Spirito di Dio abita in voi. La legge dello Spirito vi ha liberato dalla legge del peccato».
«Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione».
3. Parola di Gesù a chi ascolta la Parola e riceve lo Spirito: «Se mi amate, accogliete i miei comandamenti. Chi li osserva, questi è colui che mi ama».
“Co – Mandamento”, questa parola, detta da Gesù, cosa significa per lo spirito del credente? “Mandamento – Missione”; ed il “Co – mandamento” è missione, non mia, non tua o sua, ma di tutti i credenti “Insieme – Con”.
Essere “Mandati – insieme” per la Parola ed il Pane è: “Tenete a cuore – fate tesoro di ciò che mi preme, di ciò per cui vivo e, se siete amici, per cui vivete”. “Piaccia anche a voi quel che vi dico. Convertite il vostro cuore ad amare ciò che mi preme e per cui sono venuto al mondo”: «Quello che piace al Padre io faccio sempre». “Ho ricevuto un Mandato dal Padre; io lo accetto e lo comunico a voi: “Va’. Andate anche voi”.
Pietro accettò il “Mandamento” e «predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole». Il “Mandamento” di Gesù, accolto dagli Apostoli, diviene “Co – Mandamento”. Essi: «Imponevano le mani ai credenti e quelli ricevevano lo Spirito Santo. E, a loro volta, li inviavano».
I Giusti, confrontandosi con la Parola, portano conseguenze vitali: «E vi fu grande gioia, in quella città»: non nei singoli, ma “in quella città”. Quando usciamo dalla celebrazione della Messa, siamo motivo di gioia festosa per tutta la città: ascolto, contemplazione, preghiera, gioia contagiosa.
La preghiera derivata dalla contemplazione della Parola è norma di fede, modella la fede.
La persona non è un “composto”, un miscuglio di anima e di corpo: è un essere unico, indiviso, indivisibile. La persona ha bisogno di segni non di gesti: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori».
Ogni volta che accade, siamo «sempre pronti a rispondere, con dolcezza e rispetto, retta coscienza, a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi».
Dai malvagi ce ne verrà qualche sofferenza? «È meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurci a Dio».
Vissuti in questa condizione, accade: «Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
(didon)
