Gènesi 12,1-4°; Salmo 32 (33); 2 Timòteo 1,8b-102; Matteo 17,1-9
Signore, è bello per noi stare qui, ma il cammino di Gerusalemme ci attende.
1. Dio dice ad Abram: «Vàttene dalla tua terra». Andarsene: per ottenere, bisogna saper rinunciare. Abram perde qualcosa, viene ricambiato ampiamente: «Benedirò coloro che ti benediranno ed «in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Parlare, è facile, scegliere è difficile: «Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore». Chiunque si fa Apostolo della Parola e del Pane è chiamato a lasciare: «Soffri con me per il Vangelo». Riceverai «non già in base alle opere» che hai compiuto, «ma secondo il progetto e la grazia» di Dio.Pietro si fa portavoce della domanda degli Apostoli: «Maestro, ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». “Io non vi dono una ricchezza, ma ideali da vivere: «Andate come agnelli in mezzo a lupi. Strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Non prendete per il viaggio né sacca, né due tuniche, né bastone, né pane. Non procuratevi oro né argento»”.
2. Pietro trova la risposta nell’estasi luminosa di Gloria: «Signore, è bello per noi essere qui!»; è entusiasta, lì vorrebbe rimanere: “Signore, «se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia»”.
Dinanzi alle meraviglie di Dio, lo “stupore” confonde l’animo: “Signore, non abbiamo, ormai, bisogno di nulla”. Pietro, Giacomo e Giovanni rimangono attoniti. Pietosamente «una nube luminosa copre con la sua ombra» il loro stordimento e permette, a Dio, di completare la sua opera: «Eccovi il Figlio mio, l’amato». Egli attende da voi un risveglio operoso: «Ascoltatelo», poiché «in lui ho posto il mio compiacimento».
«I discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore»: non fu paura, ma, trovarsi davanti alla Gloria del Padre, sconvolge. Gesù incoraggia: «Alzatevi».
3. L’uomo, a voltee, è un ribelle, fin dall’inizio, dinanzi alla Verità. Non riesce a comprendere il valore degli eventi.
Dio non vuole che l’uomo nuoti nella polvere, anzi da essa lo solleva: «E non temete»; ma «Non parlate a nessuno di questa visione». “Non manifestate tutta la verità «prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti»”.
“Cosa vuole dire, Gesù, con le parole «Risorto dai morti»?”. Gesù rimane, parzialmente, ignoto a Pietro, Giacomo e Giovanni anche se hanno contemplato la Gloria. Un velo, come un soffio leggero di vento, mette in difficoltà un amore debole. Cosa c’è dietro il velo che offusca la conoscenza di Dio?
C’è il giorno della Cena, Passione, Morte, Resurrezione di Gesù Cristo, Parola fatta Carne, che consente a Gesù di abbandonare la caducità di una Carne fragile per tornare al Padre in una Carne gloriosa, trasfigurata, risorta.
Eventi dolorosi ostacolano la nostra fiducia. Gesù conforta: «In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia». Le sofferenze, i momenti in cui Dio sembra assente, sono temporanei. La morte è un evento del quale anche Gesù ha pregato il Padre di poter fare a meno. Noi, pur con la conoscenza degli eventi della Pasqua, nei quali Gesù vive l’abbandono della Carne fragile per assumerne una gloriosa, viviamo le medesime incertezze.
Il dolore non ha l’ultima parola e sarà trasfigurato nella Gloria che nessuno potrà togliere. Attraverso la condivisione del destino di Cristo, ogni sofferenza può diventare, per grazia, gloria e gioia.
Verrà il giorno, nel quale, come Tommaso, diremo «Mio Signore e mio Dio», ma sarà un evento che conosceremo a condizione di abbandonare meschini, poveri valori umani: in quel momento doneremo a Dio la libertà di rivestirci di Gloria.
(didon)
