Matteo 21,1-11; Isaìa 50,4-7; Salmo 21 (22); Filippési 2,6-11; Filippési 2,6-11
Passione
1. La Passione del Signore Gesù Cristo è descritta con le parole “sofferenza e morte”, ma non solo di questo parla il Vangelo: in cosa consiste la Passione del Signore Gesù Cristo?
È Amore vivo e tenero. Lo è con grande dolore. Gesù è appassionato nel donare alla Umanità ed al Creato una trasformazione di sentimenti. La parola amore dice meno di passione: la persona umana ed il Creato sono la Passione di Gesù Cristo. 1. Del Santo Spirito è la “Charitas”: amore, sempre bello, perché, scritto così, ha l’ “H”, l’aspirazione. La carità perfetta si estende agli avversari, ai nemici, e, perfino nella necessità del combatterli, li ama: Giuda, nel suo bacio traditore, è onorato da Gesù.
Il Vangelo chiede un sentimento più alto dell’affetto che, se condiviso e posto in atto, riesce a cambiare la faccia del mondo: «il Signore ne ha bisogno». Il mondo, «posto sotto il maligno», quando riesce a comprendere la bellezza dello scrollarsi di dosso il malvagio, canta: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
2. «Chi è costui?»: se lo chiedono gli indifferenti, sicuri che non avranno risposta. Esigenze profonde, nel mondo, quasi mai hanno risposte. Nel Vangelo la risposta giunge: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
«Il Signore ha bisogno»: di un’asina per entrare in Gerusalemme, trionfante, ma per entrare nella vita dell’uomo, ha bisogno di un popolo appassionato, entusiasta, generoso, capace di aspirare alla verità ed alla bellezza.
Amore appassionato è Gesù che augura salvezza quando dice ai discepoli: «Uno di voi mi tradirà». È capace di farlo perché «il Signore Dio gli ha dato una lingua da discepolo, perché sappia indirizzare una parola allo sfiduciato».
Gesù va alla ricerca per strade oscure, per anfratti selvaggi; trae dalle spine e dai rovi della vita l’umanità che lo sfugge. Il Signore «ha bisogno», nel trionfo e nella gloria di discepoli che suscitino ribellione al maligno ed ai malvagi, pur se si dicono amici, pronti a venderlo per trenta denari: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?».
Gesù Cristo «non ritiene un privilegio l’essere Dio», che anzi, «diventando simile agli uomini, umilia se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce e non sottrae la faccia agli insulti e agli sputi».
È vero: Gesù, «dall’aspetto, è riconosciuto come uomo», ma non è facile trovare un uomo che tratti da amico colui che con un bacio, segno d’amore, tradisce. È appassionato per chi non riesce, per il dolore, per la sofferenza ed il sopruso dei malvagi, a comprendere l’amore e, per questo, «prova tristezza e angoscia».
4. Amorevole è il Padre verso i piccoli ed i sofferenti: ne ha cura, li ha a cuore, con costanza ed efficacia fino a trovare «gloria» nel Figlio che si avvia liberamente alla Croce. Il Figlio «Dio lo esaltò. Gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!». “Dilezione è l’affetto che il Vangelo non pur consiglia, ma comanda d’avere per i nemici”.
5. Il Signore, accolto nella gloria dagli umili e dai poveri, sentendo posarsi su di sé l’odio dei potenti, non essendo ancora giunta la sua ora, dopo il trionfo, «ha bisogno» di ricorrere ai pochi amici fedeli e giusti. Si allontana, quasi furtivamente, da Gerusalemme, città dei potenti, e se ne torna a Betania da Marta, Maria e Lazzaro.
Sa, Gesù, che, per giungere alla gloria, ha bisogno di abbandonare un corpo mortale nel più tragico dei modi e, più di altro, gli è pesante la Parola «percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge».
Gesù «assume una condizione di servo» perché «il Signore Dio lo assiste, per questo non resta svergognato, confuso» e preannuncia a chi rimane fedele: «Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza».
(didon)
