Comunità Parrocchiale Tuscania

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Il brano di oggi tocca un punto delicato e quotidiano della vita cristiana: il modo in cui gestiamo le incomprensioni e i torti. Gesù non lascia spazio a dubbi e dice chiaramente: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo». Gesù chiede prima di tutto la franchezza, il guardarsi negli occhi. Spesso invece accade l’opposto. Quante volte diciamo «sì, ci penso io, stai tranquillo», mostrandoci accomodanti di persona, per poi lamentarci alle spalle appena l’altro si allontana? Questa non è carità, è ipocrisia. La fede autentica non si nutre di sorrisi di facciata o di ruoli da difendere, ma della lealtà verso la parola data.

L’autorità cristiana non serve per rivendicare spazi o prestigio, ma per servire con cuore trasparente. Altrettanto grave è la tentazione di farsi cassa di risonanza delle lamentele. Quando qualcuno ci racconta un pettegolezzo o una critica rivolta a un terzo, cosa facciamo? Il Vangelo ci chiede di spegnere il fuoco, non di alimentarlo correndo a riferire per creare divisioni. Chi educa alla fede o serve la comunità non può fare il messaggero delle ombre. Se vogliamo davvero bene alla nostra comunità, dobbiamo avere il coraggio di dire a chi mormora: «Se hai qualcosa da dire, va’ a parlargli direttamente».La vera comunione non si misura dalle parole o dalle buone maniere esteriori, ma dai fatti: dall’onestà di dirsi le cose a quattr’occhi e dalla vicinanza concreta a chi è nella fatica. Chiediamo al Signore la grazia di liberarci dalla falsità e dal chiacchiericcio, per imparare la via limpida e coraggiosa del Vangelo.(don Pierpaolo)