Ci sentiamo degli sconfitti. Sentiamo la stanchezza di aver combattuto invano nella preghiera. Quanti momenti di preghiera per Dario abbiamo vissuto. Quante volte ci siamo ritrovati per recitare il Santo Rosario alla Chiesa del Cerro. Personalmente, come sacerdote, insieme ai miei confratelli ho chiesto di pregare per Dario ovunque. “Non è servito a niente”, sembra dirci il mondo. Qui, forse, è questo il sentimento che proviamo in questa giornata. Forse la nostra battaglia può sembrare che non sia servita a nulla, ma non quella di Dario.
“Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”.
Sono le parole di San Paolo che abbiamo ascoltato nella prima lettura, la Seconda Lettera a Timoteo, con la quale San Paolo si congeda dal fratello Timoteo quasi lasciando un testamento. Sono parole di Paolo, ma proprio perché Parola di Dio, sono anche parole di Dario, che stasera ripete a ognuno di noi: “Ho combattuto la buona battaglia”.
La vita di Dario, la nostra vita, è una battaglia. Scegliamo però per cosa combattere. Cari giovani qui presenti, così numerosi: scegliete nella vita per cosa combattere la vostra buona battaglia. Non perdete tempo per ciò che non conta. Vivete ogni attimo col sapore dell’eternità. Ogni atto di amore lo ritroveremo in Paradiso.
E allora qualcuno di voi potrà domandarmi: “Dove trovare ciò per cui vale la pena combattere nella vita la buona battaglia, la battaglia dell’amore e della pace?”. Trovate tutto nel Vangelo. Riprendiamo in mano il Vangelo, lì troviamo tutto ciò per cui una vita sia degna di essere vissuta. Troviamo tutto questo; il resto ha senso solo se orientato a ciò che è scritto nel Vangelo. Altrimenti non conta, e spendere la vita per ciò che non conta non ne vale la pena.
“Ho conservato la fede”. Dario e la sua famiglia hanno conservato la fede. Una fede che diventa abbandono totale a un Dio che non abbandona mai. Una fede percepibile anche nella famiglia di Dario, una famiglia sostenuta dalla preghiera. Anche poco fa, prima dell’inizio di questa celebrazione, abbiamo pregato il Santo Rosario insieme ai genitori, e tutto questo diventa la più bella testimonianza. Nel misterioso disegno di Dio la croce non è stata tolta, ma il Signore ha dato la forza a Dario di portarla.
Ecco allora che non dobbiamo pensare di essere sconfitti. Dario ha vinto conservando la fede: mai una lamentela sulla sua bocca, mai un “perché”. E chi gli è stato accanto in questi giorni me lo ha confermato. Forse nel cuore avrà gridato — ed è sacrosanto farlo quando hai 28 anni e tutta una vita davanti — ma non sulle labbra. La fede, cari miei, che dono! Dario ha vissuto con fede quest’ora. A noi non resta altro che sentire la voce del giovane vestito di bianco nel Vangelo.
Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, in realtà, non c’è solo un giovane vestito di bianco. C’è un altro giovane: Gesù, il Figlio di Dio. Ha solo 33 anni, quasi un coetaneo nostro, che è stato ucciso ed è in un sepolcro. I suoi giovani amici sono tutti fuggiti (e qui invece voi, giovani amici di Dario, ci siete tutti, non siete fuggiti). Ma oltre al giovane Gesù c’è un altro giovane vestito di bianco che dice alle donne impaurite al sepolcro: “Non abbiate paura, è risorto”.
Dario ci dice di sperare che nulla è perduto e che l’eternità ci attende. Non ci dice “non soffrite”, “non piangete”, ma “non abbiate paura”, perché si può soffrire, si può piangere, ma si può vivere questo momento di sofferenza anche senza la paura nel cuore.
Dario non è più qui. Non è tra quelle quattro tavole, perché il sorriso di un giovane non si spegne mai, il sorriso di Dario non si spegnerà mai. E allora, cari ragazzi, mi rivolgo a voi: non permettete alla vita di spegnervi il sorriso. E se capiterà di cadere, di passare amarezze, trovate in Gesù la forza per riprendere il cammino e la forza per tornare a sorridere alla vita e a gustare la vita. Facciamo entrare il Vangelo del Risorto nella vita. Guardiamo il cielo e custodiamo il legame con Dio e con Dario attraverso la preghiera, fatta di fiducia e speranza, che sa superare la rabbia e i tanti “perché” che quest’oggi abitano il nostro cuore.
E allora, caro Dario, vogliamo affidarti infine a Maria, la Madonna del Cerro, Vergine Addolorata. Ti affidiamo al suo abbraccio materno e tu, Dario, prega per noi. Dio ci parli ancora attraverso la tua testimonianza, come ha fatto finora, e tu parlaci ancora di Dio. Maria consoli i tuoi cari nell’attesa, come diciamo sempre in ogni liturgia esequiale, di ricomporre un giorno questa assemblea oggi provata dal dolore nella gioia eterna del Paradiso. Amen.
