Isaìa 49,3.5-6; Salmo 39 (40); 1Corìnzi 1,1-3; Giovanni 1,29-34
Gesù Cristo è liberante
1. Per ogni buon israelita, l’ideale è comportarsi con Dio come un “servo obbediente”: la Scrittura dice: «Mio servo tu sei». Il peccato, per l’Israelita, è non rispettare il patto stretto con il Creatore: è trasgressione, disobbedienza alla Legge. Evitare di disobbedire è, però, soltanto il primo passo dell’incontro dell’uomo con Dio.
Il Creatore desidera ricostituire l’uomo nella immagine della somiglianza con Lui, suo Creatore. Non cerca tanto obbedienza quanto capacità di dialogo e di amicizia.
La volontà del Creatore è dono per mezzo di Parola fatta Carne, Gesù Cristo: «È troppo poco che tu sia mio servo. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra. Su te manifesterò la mia gloria».
2. Quando giunge la pienezza del tempo per la venuta del Messia, Giovanni il Battezzatore riceve da Dio la missione di presentarlo al mondo: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo».
Giovanni annuncia: «Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio», mandato «per restaurare i superstiti del popolo di Dio». E proclama: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!». L’Uomo, immagine somigliante di Amore Creatore, è chiamato da Giovanni il Battezzatore ad un Battesimo di penitenza per essere “ri-creato”, purificato dal peccato del mondo.
3. Cos’è il “peccato del mondo” nella parola di Giovanni?
Il peccato del mondo è seguire una strada sbagliata per incontrare Gesù; in chi già conosce Gesù, è orientare la vita diversamente dalla sua.
Il peccato del mondo, non è tanto offesa a Dio, offende l’uomo: danneggia se stesso oltre che gli altri; è diminuzione dell’uomo che si impedisce di vivere ed accrescere la propria dignità; è non realizzare il piano di salvezza. È rifiuto del dono del Padre, gratuito, di partecipare in piena intimità, al progetto di gloria; rifiuto della figliolanza al Padre, che Gesù è venuto a proporre all’umanità.
Il peccato del mondo viene “rimesso”, non “cancellato”, ritornando sulla strada indicata da Gesù Cristo; è “rimesso”, perché “ri-collocato”: Gesù Cristo libera le nostre spalle dal peccato del mondo collocandolo sulle sue.
Gli altri errori, colpe, mancanze, sbagli, mai gli evangelisti li chiamano peccati, vengono “rimessi”, ugualmente non “cancellati”, nella misura in cui si realizza la preghiera «rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori»; anche questi Gesù “rimette, colloca” sulle sue spalle. Il perdono di Dio viene reso visibile ed efficace nel momento in cui si perdonano gli altri. Ciò che realizza l’individuo è l’amore generoso che si fa servizio per gli altri e, con insistenza, il sempre concedere perdono.
4. Dio non ama le persone secondo i loro meriti, ma secondo i loro bisogni: il rapporto con Dio non è determinato dalla Legge, ma dall’Amore. «Nell’amore non c’è timore. L’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore: «Figlio, anche se la tua coscienza ti rimprovera qualcosa, Dio è più grande della tua coscienza».
Traguardo, per noi, sia riacquistare la capacità di testimoniare la fede in Gesù Cristo nostro Signore. Sia essere fieri e gloriosi del dirci cristiani, per essere riconosciuti come credenti in Cristo Gesù: «Coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù e santi per chiamata», si salutano con un saluto cristiano se si incontrano per vie, piazze.
Oltre il buon giorno e buona sera, come popolo, non sempre siamo effusivi di amore. Anni fa ogni mamma diceva al mattino ed alla sera ai figli: “L’hai dette le preghiere?” Oppure: “Dì le preghiere” ed, alla sera, attorno al focolare, la famiglia recitava il Rosario. In questo, molte nonne sono ancora un esempio da seguire.
Gli Apostoli, i primi credenti, «insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro», si salutano così: «Grazia e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!»; «Maràn athà: Il Signore viene! Marana Tha: Vieni Signore Gesù!». Sarebbe bello e formativo farlo anche oggi.
Perché restaurare il saluto cristiano? Come Paolo, i cristiani sono «chiamati a essere apostoli di Cristo Gesù per volontà di Dio» e ad annunciare Cristo Gesù, unico liberatore dal peccato. Sembra questione di parole, ma è bello ricordarci tra credenti che Gesù, oltre che liberatore, è sempre liberante perché chiama, ogni istante, l’uomo a cooperare con lui per liberare se stessi ed il Creato dal peccato del mondo.
(didon)
