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(testo dell’epigrafe fatta per l’esterno della cattedrale da don Settimio Carletti)
XVI SETTEMBRE
L’AUREA CORONA
CHE PER VOLER DEL CLERO E DI POPOLO
OSANNANTI
OGGI ADORNA IL CAPO DI MARIA
NELL’APOTEOSI DI SACRO DOLORE
TRAMANDI E RAMMEMORI
L’AMORE E LA RICONOSCENZA
DI TUSCANIA
ALLA REGINA DEI MARTIRI
(epigrafe commemorativa dell’avvenimento pagata dal Brannetti (L.620) e composta da Carletti e Copponi.)
A MEMORIA PERPETUA
DEL GIORNO SOLENNE XVI SETT. MCMXXIII
QUANDO
AUSPICE EMIDIO TRENTA VESCOVO DIOCESANO
DEVOTAMETE PRESENTI VESCOVI VICINIORI CLERO POPOLO OSANNANTI
L’EM.O PORPORATO FRANCESCO EHRLE
CINGEVA LA VERGINE ADDOLORATA
DI AUREA CORONA
DONO MUNIFICO DI LUIGI BRANNETTI
TUSCANIA
INVOCANDO MATERNA PROTEZIONE
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Come più volte detto e scritto, da quando nel 1845 i Nodoler donarono l’Immagine dell’Addolorata alla parrocchia di San Giovanni ed i Tuscanesi vollero che fosse portata in processione per le vie di Tuscania su di un trono offerto dai fedeli, l’incombenza del trasporto della sacra Immagine venne affidato a sedici confratelli della Misericordia; successivamente Luigi Brannetti assunse l’incarico di trovare e dirigere i sedici elementi e, nel 1923, anno in cui l’Immagine venne, dal capitolo vaticano, incoronata Regina di Tuscania, offrì la preziosa corona che l’Addolorata ancora oggi porta. Alla morte del Brannetti, assunse l’incarico Marcelliano Falleroni che lo svolse dal 1936 al 1945. Dal 1945, alla direzione dei trasportatori dell’Immagine venne eletto lo scrivente che, unitamente al parroco don Dario Nardi, volle subito la realizzazione del trono, che i Tuscanesi donarono alla loro Regina, quale tangibile segno di riconoscenza per gli scampati pericoli della guerra del 1940/43.
Nel 1972, il direttore dei trasportanti l’Immagine (originariamente non più di sedici, ma che avevano oramai superato il centinaio) ritenne opportuno costituire l’Associazione Araldi dell’Addolorata che prese il nome di A.M.A. Vi aderirono in massa tutti i trasportatori, vecchi e nuovi. Chi scrive ne venne eletto ed è tuttora presidente.
E’ bene che il popolo sappia, che si pu diventare Araldo dell’Addolorata, chiedendo l’ammissione all’associazione, garantendo la propria fede cattolica, impegnandosi a rispettare lo statuto associativo, che prevede filiale devozione verso la Vergine Maria SS.
Gli Araldi possono annoverare, nella loro storia, i due trasporti straordinari ed indimenticabili della loro Regina a Roma (1950 e 1975), le manifestazioni per la celebrazione dell’incoronazione (1923) e del cinquantesimo anniversario della stessa (1973); infine, le due processioni annuali: quella del Venerdì Santo e, a settembre, quella dell’Addolorata.
* * * * * *
Il tempo passa, non c’è progresso scientifico n sapiente o studioso, che riuscir a fermare le lancette sul quadrante della vita. Senza alcun rumore, con il susseguirsi di albe e tramonti, con leggera, invisibile mano, il tempo accarezza tutti e tutto, lasciando le sue inconfondibili tracce. Rughe sui volti un d lisci e sereni, bianchi capelli; lo specchio, amico tiranno, ci costringe a sfogliare quotidianamente le pagine del libro della vita, rammentando ad ognuno chi fu e come è.
Allora la mente sprigiona ricordi, e liete visioni si accavallano con quelle più tristi, suscitando sorrisi e lacrime, rimpianto e ribellione.
Per quanti hanno fede, c’è il conforto dello spirito permeato di eterna giovinezza.
Per noi Tuscanesi c’è la nostra Addolorata, che quasi ci costringe a chinare il ribelle capo dinnanzi alla sua Immagine, a sentire il suo materno richiamo. Lei, sublimando al cospetto di Dio i nostri dolori ed affanni, unendoli ai suoi di corredentrice, ferma la giusta punizione che sovente meritiamo per i nostri peccati.
Questa nostra città da secoli tributa con processioni il filiale e devoto omaggio alla Madonna: ricordiamo le due processioni con l’Immagine dell’Addolorata, della Vergine del Rosario e dell’Immacolata Concezione; esse costituiscono la conferma della fede dei Tuscanesi verso la Vergine Maria.
Tra i fedeli dell’Addolorata vi sono gli Araldi i quali, dal 1845, hanno l’onore di trasportare la sacra Immagine per le vie del centro storico. Inizialmente gli Araldi erano sedici, più il loro direttore; tale numero restò fisso fino al 1936, anno in cui la direzione, da Luigi Brannetti, passa Marcelliano Falleroni. Fino all’anno 1936 il posto di un Araldo, che per anzianità o malattia, cessava di trasportare l’Immagine, veniva preso da un famigliare o parente, sempre con il benestare del direttore. Questa usanza, restrittiva nel concedere possibilità ai giovani di trasportare l’Immagine, venne definitivamente eliminata dopo l’ultima guerra (1940/43), per via del numero sempre crescente di domande di giovani, desiderosi di trasportare la sacra Immagine.
Tra gli Araldi abbiamo laureati, braccianti, diplomati, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, impiegati, rappresentanza completa di tutti gli strati sociali della città, che sta a dimostrare come l’Addolorata, sia veramente Regina di tutti i Tuscanesi.
Lo statuto
Informativa privacy
Iscrizione e liberatoria
Modulo Iscrizione
GLI ARALDI DELL’ADDOLORATA
Come più volte detto e scritto, da quando nel 1845 i Nodoler donarono l’Immagine dell’Addolorata alla parrocchia di San Giovanni ed i Tuscanesi vollero che fosse portata in processione per le vie di Tuscania su di un trono offerto dai fedeli, l’incombenza del trasporto della sacra Immagine venne affidato a sedici confratelli della Misericordia; successivamente Luigi Brannetti assunse l’incarico di trovare e dirigere i sedici elementi e, nel 1923, anno in cui l’Immagine venne, dal capitolo vaticano, incoronata Regina di Tuscania, offrì la preziosa corona che l’Addolorata ancora oggi porta. Alla morte del Brannetti, assunse l’incarico Marcelliano Falleroni che lo svolse dal 1936 al 1945. Dal 1945, alla direzione dei trasportatori dell’Immagine venne eletto lo scrivente che, unitamente al parroco don Dario Nardi, volle subito la realizzazione del trono, che i Tuscanesi donarono alla loro Regina, quale tangibile segno di riconoscenza per gli scampati pericoli della guerra del 1940/43.
Nel 1972, il direttore dei trasportanti l’Immagine (originariamente non più di sedici, ma che avevano oramai superato il centinaio) ritenne opportuno costituire l’Associazione Araldi dell’Addolorata che prese il nome di A.M.A. Vi aderirono in massa tutti i trasportatori, vecchi e nuovi. Chi scrive ne venne eletto ed è tuttora presidente.
E’ bene che il popolo sappia, che si pu diventare Araldo dell’Addolorata, chiedendo l’ammissione all’associazione, garantendo la propria fede cattolica, impegnandosi a rispettare lo statuto associativo, che prevede filiale devozione verso la Vergine Maria SS.
Gli Araldi possono annoverare, nella loro storia, i due trasporti straordinari ed indimenticabili della loro Regina a Roma (1950 e 1975), le manifestazioni per la celebrazione dell’incoronazione (1923) e del cinquantesimo anniversario della stessa (1973); infine, le due processioni annuali: quella del Venerdì Santo e, a settembre, quella dell’Addolorata.
* * * * * *
Il tempo passa, non c’è progresso scientifico n sapiente o studioso, che riuscir a fermare le lancette sul quadrante della vita. Senza alcun rumore, con il susseguirsi di albe e tramonti, con leggera, invisibile mano, il tempo accarezza tutti e tutto, lasciando le sue inconfondibili tracce. Rughe sui volti un d lisci e sereni, bianchi capelli; lo specchio, amico tiranno, ci costringe a sfogliare quotidianamente le pagine del libro della vita, rammentando ad ognuno chi fu e come è.
Allora la mente sprigiona ricordi, e liete visioni si accavallano con quelle più tristi, suscitando sorrisi e lacrime, rimpianto e ribellione.
Per quanti hanno fede, c’è il conforto dello spirito permeato di eterna giovinezza.
Per noi Tuscanesi c’è la nostra Addolorata, che quasi ci costringe a chinare il ribelle capo dinnanzi alla sua Immagine, a sentire il suo materno richiamo. Lei, sublimando al cospetto di Dio i nostri dolori ed affanni, unendoli ai suoi di corredentrice, ferma la giusta punizione che sovente meritiamo per i nostri peccati.
Questa nostra città da secoli tributa con processioni il filiale e devoto omaggio alla Madonna: ricordiamo le due processioni con l’Immagine dell’Addolorata, della Vergine del Rosario e dell’Immacolata Concezione; esse costituiscono la conferma della fede dei Tuscanesi verso la Vergine Maria.
Tra i fedeli dell’Addolorata vi sono gli Araldi i quali, dal 1845, hanno l’onore di trasportare la sacra Immagine per le vie del centro storico. Inizialmente gli Araldi erano sedici, più il loro direttore; tale numero restò fisso fino al 1936, anno in cui la direzione, da Luigi Brannetti, passa Marcelliano Falleroni. Fino all’anno 1936 il posto di un Araldo, che per anzianità o malattia, cessava di trasportare l’Immagine, veniva preso da un famigliare o parente, sempre con il benestare del direttore. Questa usanza, restrittiva nel concedere possibilità ai giovani di trasportare l’Immagine, venne definitivamente eliminata dopo l’ultima guerra (1940/43), per via del numero sempre crescente di domande di giovani, desiderosi di trasportare la sacra Immagine.
Tra gli Araldi abbiamo laureati, braccianti, diplomati, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, impiegati, rappresentanza completa di tutti gli strati sociali della città, che sta a dimostrare come l’Addolorata, sia veramente Regina di tutti i Tuscanesi.
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I BUTTERI DELL’ARTISTA GIUSEPPE CESETTI
Credo doveroso rammentare a tutti, che per volontà del nostro insigne artista Giuseppe Cesetti, Tuscania ha potuto riavere la banda musicale ed i butteri.
La banda musicale, sotto la direzione del giovane maestro Francesco Nassi, Araldo dell’Addolorata, è riuscita a proseguire la tradizione musicale di Tuscania, che agli inizi del secolo ebbe un grande maestro in Francesco Gori, con presenze e vittorie in raduni internazionali, seguiti da lunghi anni di successi con il maestro Raffaele Eusepi. Ci auguriamo che tutti i responsabili della vita civile e sociale di Tuscania comprendano l’esigenza di far vivere quella banda musicale, che sempre dette prestigio alla nostra città.
Oltre la banda, il prof. Cesetti volle che i butteri, già cavalieri dei boschi ed acquitrini della maremma laziale, insuperati domatori di cavalli, accorti custodi di mandrie di buoi e cavalli maremmani, tornassero sui loro destrieri a rammentare ai Tuscanesi d’oggi un passato oramai dimenticato, attualizzando nel contempo una tradizione, che il progresso tende a cancellare. Ed i pronipoti di quei butteri, che nel Settecento portavano fiori di campo alla Vergine SS. del Cerro, hanno voluto scortare l’Addolorata Regina di Tuscania, per le vie di Roma.
Gli Araldi, grati ai butteri per la loro presenza, ricordano ai Tuscanesi tutti, quando i nostri butteri, presenti ad Assisi in altra manifestazione, vennero definiti il miglior gruppo.
Ci auguriamo di tutto cuore che quanto voluto dal prof. Cesetti, coadiuvato da Astilio Scriboni, da Andrea Bartoccioni ed altri volenterosi, resista al tempo e vivifichi ancor più tradizioni a tutti care.
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