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Un grazie particolare a …

    Santuario Diocesano della Madonna Addolorata

  La Storia – Un grazie particolare a …


La Storia

 

 

 

Gli Araldi

 

 

 

Incoronazione 1923

 

 

 

Eventi

 

 

 

Poesie

IL NOSTRO GRAZIE A……
E’ doveroso, al termine di questo lavoro, ricordare tutti coloro che, nel tempo, si sono adoperati per mantenere viva la tradizione più sentita dai Tuscanesi.

Famiglia Nodoler – Eusepi – Donatori dell’Immagine
Prof. Rev. Aureli – Già Parroco di San Giovanni
Mons. Domenico Brizi – Parroco di San Giovanni dal 1919 al 1942
Don Dario Nardi – Parroco di San Giovanni dal 1943 all’anno della sua scomparsa.
Cav. Luigi Brannetti – Direttore degli Araldi e donatore della corona d’oro.
Marcelliano Falleroni – Direttore degli Araldi dal 1936 al 1945.
Comm. Pericle Scriboni – Direttore degli Araldi dal 1945 all’anno della sua scomparsa.
Cav. Giuseppe Sabatini – Animatore e organizzatore dei Tuscanesi residenti a Roma.
Tutti gli Araldi vivi e defunti.
Luigi Pica per molti anni WebMaster del sito degli Araldi

Il nuovo trono

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  La Storia – Il nuovo trono


La Storia

 

 

 

Gli Araldi

 

 

 

Incoronazione 1923

 

 

 

Eventi

 

 

 

Poesie

1990 – IL NUOVO TRONO DELL’ADDOLORATA
Nel 1989, costatato che il trono, per i suoi quarantacinque anni, incomincia a dare segni di pericolosi cedimenti, gli Araldi rivolgono un caldo appello ai fedeli dell’Addolorata, perché vogliano contribuire, con una offerta, alla realizzazione di un nuovo trono per la loro Regina. Saranno gli Araldi stessi a ritirare le offerte, coadiuvati dal gruppo delle donne dell’Addolorata.
L’appello è stato accolto con tale generosità, da consentire, in breve tempo, il raggiungimento della somma necessaria alla realizzazione dell’opera.
Gli Araldi, memori del lavoro effettuato nel 1945 dall’intagliatore Mario Ranelli, su progetto dell’architetto prof. Mirri, si sono rivolti a lui, perché provvedesse a presentare un progetto per un nuovo trono. Il Ranelli, da parte sua, rimise l’incarico della realizzazione al prof. Antonio Cerica, il quale presentò il progetto ed il relativo bozzetto, completamente differente dal vecchio trono, sia nello stile che nel materiale e nella tecnica di costruzione.
Per noi, usi a trasportare da quarantacinque anni il trono realizzato nel 1945, per i fedeli, abituati a veder transitare la venerata Immagine su di un trono ornato di angeli e grappoli di candele, l’innovazione del prof. Cerica, destò sorpresa, indecisione, contrastanti pareri. Dopo un attento esame del bozzetto e dietro il parere favorevole di critici ed artisti, venne deciso di demandare la costruzione del nuovo trono, al prof. Cerica e al sig. Ranelli, i quali garantirono anche il restauro del Cristo Morto, statua che necessitava di urgenti riparazioni.
La realizzazione del nuovo trono, ha comportato molteplici difficoltà, soprattutto per quanto riguarda le misure massime d’ingombro, obbligate dalle limitate dimensioni delle due porte d’ingresso alla chiesa di San Giovanni e, lungo il percorso, dall’arco del Governatore. Per l’altezza è stato possibile ovviare al problema, creando uno snodo nella parte superiore della croce, la quale viene piegata nei passaggi bassi.
Non sono mancati problemi anche nel reperire il materiale adatto, tanto che la prima uscita (era il Venerdì Santo del 1990), venne effettuata con il nuovo trono ancora in fase di ultimazione.
Le luci hanno richiesto uno studio particolare per illuminare il volto della Vergine Addolorata in quanto, il Venerdì Santo è seduta sotto la croce, mentre nella processione di settembre è in posizione eretta.
Un grazie particolare all’Araldo Arnaldo Veruschi, il quale, con pazienza certosina, ha cercato di risolvere i complicati problemi riguardanti l’illuminazione e il meccanismo dello snodo della croce.
Non è certamente trascurabile l’apporto generoso e competente di Aldo Brachetti, inerente il controllo, durante le varie fasi della costruzione del trono.

COMPOSIZIONE E MATERIALE DEL NUOVO TRONO:

Struttura in acciaio coperta con vernice plastificata;
Cornici e pannelli interni in tiglio francese;
Fondi laterali dei pannelli in compensato da 8 mm. piegato a caldo;
Angeli e decorazioni della base in obece e tiglio francese;
La gloria ha struttura in acciaio con rivestiment in tiglio e obece;
Fiori e foglie in parte ricavati e in parte riportati;
Tutto il lavoro è stato ricoperto da una mestica di colla, bianco meudon, gesso di Bologna e polvere di marmo; quest’ultima per dare, ruotando, un effetto granuloso;
Tutto il manufatto è stato poi ricoperto con bolo verde e, sopra, foglia d’oro (orone);
I colori, dati a patina, sono stati asportati con strofinio per far emergere, nei punti granulosi, l’oro o il bolo sottostante;
10.La patina finale è stata eseguita con cera e talco;
Le quattro stanghe sono in legno di douglas;
Il peso totale del trono , allestito per la processione, comprensivo cioè dell’Immaginedell’Addolorata, del Cristo Morto, delle quattro stanghe e di tre grandi batterie per l’illuminazione, si aggira sugli otto Q.li.

I QUATTRO STEMMI DELLA BASE
Il pannello centrale, costituito da una “M” stilizzata dall’architetto costruttore, rappresenta il simbolo di Maria;
Il pannello di destra, guardando il trono, è composto da un cuore trafitto da sette spade, assunto come emblema degli Araldi;
Sul pannello di sinistra vi è l’emblema del vescovo diocesano Mons. Fiorino Tagliaferri;
Nel pannello posteriore, infine, vi è riprodotto lo stemma del Comune di Tuscania.

IL RESTAURO DEL CRISTO MORTO
Come precedentemente accennato, il Cristo Morto, che il Venerdì Santo è disteso ai piedi di Maria, necessitava di importanti ed urgenti interventi di restauro, tanto da essere giunti alla decisione di farne uno nuovo. Sorpresa gioiosa fu quella di venire a conoscenza che la statua, destinata al macero, era opera del seicento di grandissimo valore, cosa da tutti ignorata. Ora il Cristo, perfettamente restaurato, appare in tutta la sua bellezza ai piedi della Madre Addolorata, nella processione del Venerdì Santo.

IL NUOVO VESTITO
Con il trono, i fedeli tuscanesi hanno voluto offrire alla loro Regina e Madre un nuovo vestito.
Non ci stancheremo mai di ringraziare la signora Antonietta Martinelli, per lo stupendo vestito che ha voluto creare e che, la Beata Vergine Addolorata indossa nella processione di settembre. Oltre allo stupendo lavoro eseguito, la signora Martinelli sta ultimando un altro vestito in velluto nero, per il Venerdì Santo, e quattro cuscini artisticamente ricamati, sui quali poggiare il Cristo Morto. Con lei, gli Araldi, intendono ringraziare il gruppo delle donne dell’Addolorata, che con grande dedizione ci hanno consentito di realizzare queste splendide opere: Maria Campitelli, Sandra Caprio, Annamaria Cento, Ivana Chiatti, Fedora Fioretti, Angela Lucchetti, Settimia Maccarri, Teresa Maccarri, Ines Palombella, Parisina Palombella, Adua Pompei, Ines Regni e Bruna Vitangeli.

Un grazie particolare agli enti pubblici e privati che ci hanno inviato il loro considerevole contributo:

 

Sindaco del comune di Tuscania Regino Brachetti;
Presidente della coop. Ente Maremma Leonardi Giuseppe;
Gruppo Artistico Tuscanese “Ivo Santi”;
Direttore CA.RI.VIT. filiale di Tuscania;
Edil. Pro. s.p.a. di Roma;
Dirett. Cons. Agr. Prov. di Viterbo Alberto Boggio;
Segr. reg. D.C. del Lazio on. Rodolfo Gigli.

Gli Araldi vogliono infine ringraziare: il Vescovo Fiorino Tagliaferri per l’apprezzamento esternato nei loro confronti, don Angelo Gargiuli, don Umberto Venturini e quanti hanno fatto pervenire il loro plauso al nostro operato.
GRAZIE A TUTTI.

Gli Araldi

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Gli Araldi

 

 

 

Incoronazione 1923

 

 

 

Eventi

 

 

 

Poesie

GLI ARALDI DELL’ADDOLORATA
Come più volte detto e scritto, da quando nel 1845 i Nodoler donarono l’Immagine dell’Addolorata alla parrocchia di San Giovanni ed i Tuscanesi vollero che fosse portata in processione per le vie di Tuscania su di un trono offerto dai fedeli, l’incombenza del trasporto della sacra Immagine venne affidato a sedici confratelli della Misericordia; successivamente Luigi Brannetti assunse l’incarico di trovare e dirigere i sedici elementi e, nel 1923, anno in cui l’Immagine venne, dal capitolo vaticano, incoronata Regina di Tuscania, offrì la preziosa corona che l’Addolorata ancora oggi porta. Alla morte del Brannetti, assunse l’incarico Marcelliano Falleroni che lo svolse dal 1936 al 1945. Dal 1945, alla direzione dei trasportatori dell’Immagine venne eletto lo scrivente che, unitamente al parroco don Dario Nardi, volle subito la realizzazione del trono, che i Tuscanesi donarono alla loro Regina, quale tangibile segno di riconoscenza per gli scampati pericoli della guerra del 1940/43.

Nel 1972, il direttore dei trasportanti l’Immagine (originariamente non più di sedici, ma che avevano oramai superato il centinaio) ritenne opportuno costituire l’Associazione Araldi dell’Addolorata che prese il nome di A.M.A. Vi aderirono in massa tutti i trasportatori, vecchi e nuovi. Chi scrive ne venne eletto ed è tuttora presidente.
E’ bene che il popolo sappia, che si pu diventare Araldo dell’Addolorata, chiedendo l’ammissione all’associazione, garantendo la propria fede cattolica, impegnandosi a rispettare lo statuto associativo, che prevede filiale devozione verso la Vergine Maria SS.
Gli Araldi possono annoverare, nella loro storia, i due trasporti straordinari ed indimenticabili della loro Regina a Roma (1950 e 1975), le manifestazioni per la celebrazione dell’incoronazione (1923) e del cinquantesimo anniversario della stessa (1973); infine, le due processioni annuali: quella del Venerdì Santo e, a settembre, quella dell’Addolorata.

* * * * * *

Il tempo passa, non c’è progresso scientifico n sapiente o studioso, che riuscir a fermare le lancette sul quadrante della vita. Senza alcun rumore, con il susseguirsi di albe e tramonti, con leggera, invisibile mano, il tempo accarezza tutti e tutto, lasciando le sue inconfondibili tracce. Rughe sui volti un d lisci e sereni, bianchi capelli; lo specchio, amico tiranno, ci costringe a sfogliare quotidianamente le pagine del libro della vita, rammentando ad ognuno chi fu e come è.
Allora la mente sprigiona ricordi, e liete visioni si accavallano con quelle più tristi, suscitando sorrisi e lacrime, rimpianto e ribellione.
Per quanti hanno fede, c’è il conforto dello spirito permeato di eterna giovinezza.
Per noi Tuscanesi c’è la nostra Addolorata, che quasi ci costringe a chinare il ribelle capo dinnanzi alla sua Immagine, a sentire il suo materno richiamo. Lei, sublimando al cospetto di Dio i nostri dolori ed affanni, unendoli ai suoi di corredentrice, ferma la giusta punizione che sovente meritiamo per i nostri peccati.
Questa nostra città da secoli tributa con processioni il filiale e devoto omaggio alla Madonna: ricordiamo le due processioni con l’Immagine dell’Addolorata, della Vergine del Rosario e dell’Immacolata Concezione; esse costituiscono la conferma della fede dei Tuscanesi verso la Vergine Maria.
Tra i fedeli dell’Addolorata vi sono gli Araldi i quali, dal 1845, hanno l’onore di trasportare la sacra Immagine per le vie del centro storico. Inizialmente gli Araldi erano sedici, più il loro direttore; tale numero restò fisso fino al 1936, anno in cui la direzione, da Luigi Brannetti, passa Marcelliano Falleroni. Fino all’anno 1936 il posto di un Araldo, che per anzianità o malattia, cessava di trasportare l’Immagine, veniva preso da un famigliare o parente, sempre con il benestare del direttore. Questa usanza, restrittiva nel concedere possibilità ai giovani di trasportare l’Immagine, venne definitivamente eliminata dopo l’ultima guerra (1940/43), per via del numero sempre crescente di domande di giovani, desiderosi di trasportare la sacra Immagine.
Tra gli Araldi abbiamo laureati, braccianti, diplomati, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, impiegati, rappresentanza completa di tutti gli strati sociali della città, che sta a dimostrare come l’Addolorata, sia veramente Regina di tutti i Tuscanesi.

I butteri di Cesetti

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  La Storia – I butteri del prof. Cesetti


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Gli Araldi

 

 

 

Incoronazione 1923

 

 

 

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Poesie

I BUTTERI DELL’ARTISTA GIUSEPPE CESETTI
Credo doveroso rammentare a tutti, che per volontà del nostro insigne artista Giuseppe Cesetti, Tuscania ha potuto riavere la banda musicale ed i butteri. La banda musicale, sotto la direzione del giovane maestro Francesco Nassi, Araldo dell’Addolorata, è riuscita a proseguire la tradizione musicale di Tuscania, che agli inizi del secolo ebbe un grande maestro in Francesco Gori, con presenze e vittorie in raduni internazionali, seguiti da lunghi anni di successi con il maestro Raffaele Eusepi. Ci auguriamo che tutti i responsabili della vita civile e sociale di Tuscania comprendano l’esigenza di far vivere quella banda musicale, che sempre dette prestigio alla nostra città.
Oltre la banda, il prof. Cesetti volle che i butteri, già cavalieri dei boschi ed acquitrini della maremma laziale, insuperati domatori di cavalli, accorti custodi di mandrie di buoi e cavalli maremmani, tornassero sui loro destrieri a rammentare ai Tuscanesi d’oggi un passato oramai dimenticato, attualizzando nel contempo una tradizione, che il progresso tende a cancellare. Ed i pronipoti di quei butteri, che nel Settecento portavano fiori di campo alla Vergine SS. del Cerro, hanno voluto scortare l’Addolorata Regina di Tuscania, per le vie di Roma.
Gli Araldi, grati ai butteri per la loro presenza, ricordano ai Tuscanesi tutti, quando i nostri butteri, presenti ad Assisi in altra manifestazione, vennero definiti il miglior gruppo.
Ci auguriamo di tutto cuore che quanto voluto dal prof. Cesetti, coadiuvato da Astilio Scriboni, da Andrea Bartoccioni ed altri volenterosi, resista al tempo e vivifichi ancor più tradizioni a tutti care.

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Il ritorno a Tuscania

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Incoronazione 1923

 

 

 

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Poesie

IL RITORNO A TUSCANIA DELL’ADDOLORATA
Gli autobus con i pellegrini Tuscanesi, alle 18.30, si avviano verso Tuscania. Il camion di Morelli e l’autobus degli Araldi, partono da Roma alle 19.00. Alle ore 21.30 siamo a Tuscania e sostiamo a Rio-fecciaro. Poiché l’arrivo degli Araldi con l’Immagine era previsto per le ore 23.00, presso Rio-fecciaro e piazzale Trieste, ci sono ad attendere pochissimi fedeli. Tolto dal camion il trono, gli Araldi sistemano su di esso l’Immagine con il Cristo Morto; mentre avviene l’operazione, la voce che è giunta la Madonna, come un baleno, fa il giro della città e, dalle case vicine, da via dell’Olivo, via Tarquinia, dalla Petrella, dalla porta di Poggio, da quella di San Marco, ecco arrivare moltissimi fedeli.

Gli Araldi si accingono all’ultimo sforzo di questa giornata, movendo da Rio-fecciaro verso viale Trieste. Per la prima volta nella storia dell’Addolorata, gli Araldi entrano con l’Immagine dalla porta Montàscide, superando il difficile ostacolo costituito dalle limitate dimensioni della porta medievale; via Marconi, piazza Mazzini, via Cavour, sono percorsi speditamente. Dopo una breve sosta davanti alla chiesa di San Giovanni, gli Araldi fanno entrare l’Addolorata, mentre i fedeli, divenuti numerosissimi, applaudono gridando l’ennesimo: “VIVA MARIA”; ma il più potente, filiale, è quello gridato dagli Araldi, quando depongono la loro Madre presso l’altare maggiore.
Mentre si chiude questa memorabile giornata, è come un sogno ripensare alle stupende visioni di via della Conciliazione, piazza San Pietro, rivedere la nostra Madonna presso l’altare della confessione e la gloria del Bernini nella basilica di San Pietro, ma solo ora che l’Addolorata è nella chiesa della sua e nostra città, i cuori ritrovano la vera pace e la sicurezza che, a vegliare su tutti e per tutti, è Lei, Regina di questo nostro popolo che onora e ama, sopra ogni cosa, Maria SS.

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L’Addolorata verso Roma

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Gli Araldi

 

 

 

Incoronazione 1923

 

 

 

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Poesie

L’ADDOLORATA DI TUSCANIA VERSO ROMA

Il sole non è ancora spuntato dai monti Cimini, la notte sembra restia a lasciare il posto alle prime luci dell’alba, che presso il viale Trieste, uomini, donne, ragazzi, insolitamente allegri e vocianti attendono gli autobus che devono trasportare a Roma i fedeli dell’Addolorata.
Presso la chiesa di San Giovanni, gli Araldi con il loro presidente, provvedono a sistemare il trono dell’Addolorata sul camion di Morelli che, ultimata l’operazione, parte immediatamente per la capitale. L’Immagine ed il Cristo Morto vengono sistemati sull’auto di Maurizio Nardi che segue il camion di Morelli.
Al viale Trieste, giunti gli autobus per i fedeli, don Domenico Zannetti chiama i prenotati assegnando i posti. Dai nomi chiamati si viene a conoscenza che, oltre i Tuscanesi, sono presenti devoti di Marta, Piansano e Arlena.


Prima e dopo la lunga autocolonna di autobus, partono decine e decine di macchine private trasportanti fedeli.
L’appuntamento per tutti è alle ore nove davanti alla chiesa della Traspontina in via della Conciliazione, a Roma.
Quaranta butteri con i loro cavalli raggiungeranno Roma in treno e scenderanno alla stazione di San Pietro, ove sar ad attenderli la banda musicale dei butteri.
Quando il camion di Morelli si presenta davanti alla chiesa della Traspontina con il trono dell’Addolorata, unitamente agli autobus degli Araldi, sono le otto; dopo pochi minuti giunge anche la macchina del prof. Maurizio Nardi recante l’Immagine ed il Cristo Morto. Astilio Scriboni, Moretti Benedetto, Guido Brachetti, Pericle Scriboni, Giuseppe Corinti, don Dario Nardi, con l’ausilio di altri Araldi, provvedono all’interno della suddetta chiesa, alla sistemazione dell’Addolorata e del Cristo Morto sul trono.
La Regina di Tuscania attira l’attenzione dei fedeli romani che si trovano in chiesa e di quanti entrano.


In via della Conciliazione stanno giungendo gli oltre mille Tuscanesi, che hanno seguito la loro Regina. Moltissimi i Tuscanesi residenti a Roma convenuti per rendere omaggio all’Addolorata. Notiamo: il dott. Luigi Sartori, Giuseppe Sabatini, l’avv, Carlo Ginesi, Pietro Franceschini, le signore Maria Pasquali e Nazzarena Fioretti, i signori Mario Ciccioli, Giuseppe Benigni, Luigi Bellomarini, Mauro Pasquali, Ugo Petrini e tanti altri, che lo spazio non ci consente di nominare.
Agli oltre mille Tuscanesi, in attesa che dalla Traspontina esca l’Addolorata di Tuscania, si sono uniti altre migliaia di pellegrini; vediamo il Gonfalone di Tuscania portato dai Vigili Urbani in alta uniforme e due carabinieri in attesa dell’uscita della Madonna.
Oggi, per la manifestazione dei Tuscanesi, via della Conciliazione è chiusa al traffico. Le finestre dei palazzi sono gremite di gente, incuriosita dall’inconsueto spettacolo.
Sono le dieci e quindici quando si odono in lontananza i rulli di tamburo, annuncianti l’arrivo della banda musicale di Tuscania, che precede i quaranta butteri a cavallo.
I pellegrini, già a piazza San Pietro, quelli in via della Conciliazione e i Tuscanesi qui radunati, quando vedono il complesso bandistico con la sua folcloristica divisa, lo accolgono con scroscianti applausi che si intensificano, tramutandosi in ovazione, quando appaiono i butteri in sella ai loro magnifici mezzosangue, diretti con la banda in via della Conciliazione, a rendere omaggio alla Regina Addolorata di Tuscania. Stupenda visione!!
Il prof. Cesetti precede l’altro cavaliere, che porta l’amaranto Gonfalone, ed i quaranta butteri.
Via della Conciliazione è ora letteralmente gremita e l’attenzione di tutti è rivolta all’ingresso della chiesa Traspontina. Quando l’Immagine dell’Addolorata, Regina di Tuscania, sulle spalle dei suoi Araldi, appare agli astanti, un grido possente di “VIVA MARIA”, risuona da via della Conciliazione a piazza San Pietro. Apre la straordinaria processione la banda musicale, seguita dai butteri a cavallo, dagli Araldi, quindi dal vescovo Boccadoro ed i sacerdoti di Tuscania; ed ecco sul trono, artisticamente intagliato ed illuminato, sostenuto da sedici Araldi, la venerata Immagine dell’Addolorata di Tuscania seguita da due vigili urbani in alta uniforme, dal rag. Mauro Firmani in rappresentanza del Sindaco, dal sen. Onio Della Porta, da S.E. il prefetto di Viterbo dott. Pandolfini, dal comandante del gruppo Carabinieri di Viterbo, dal comandante la tenenza dei Carabinieri di Tuscania ten. Agus, ed una marea di popolo.
Si rinnovava dopo venticinque anni il trionfo dell’Addolorata, nel centro della cristianità.
Le migliaia di pellegrini, facenti ala al passaggio della straordinaria processione, sorpresi e sbigottiti da questa manifestazione di fede, l’accompagnano con continui battimani e segni riverenziali verso l’Immagine.
All’ingresso di piazza San Pietro è schierata la banda musicale ed i quaranta butteri che, all’unisono, si tolgono il cappello in segno di saluto al passaggio dell’Addolorata.
I fotografi presenti costringono gli Araldi ad una sosta presso l’obelisco, per poter riprendere l’Immagine. Ora gli Araldi si accingono a salire con il dolce peso la scalinata che conduce al sacrato della basilica, e a dirigersi verso la navata centrale. All’ingresso dell’Addolorata le migliaia di pellegrini presenti nella basilica, l’accolgono con uno scrosciante applauso. Sotto le volte del più grande tempio della cristianità, si ode il passo strisciante degli Araldi, che portano l’Immagine presso l’altare maggiore di San Pietro.
S.E. il vescovo Boccadoro, indossati i paramenti sacri, concelebra con i sacerdoti tuscanesi, la S. Messa per gli Araldi ed i fedeli entrati nella basilica. Dopo il Vangelo, S.E. annunciava ai Tuscanesi che il Santo Padre li avrebbe ricevuti in udienza dopo la S. Messa.
L’Immagine dell’Addolorata resterà esposta in San Pietro fino al pomeriggio.
Terminato il rito religioso, gli Araldi, preceduti dal loro alfiere Enrico Moretti e seguiti dai tanti Tuscanesi, si predispongono a raggiungere l’aula delle udienze. Quando vi giungono, oltre cinquemila pellegrini hanno già occupato i loro posti e salutano l’ingresso degli Araldi con simpatia ed applausi.
Il Pontefice Paolo VI, nel suo discorso ai presenti, ha parole paterne e di plauso per gli Araldi dell’Addolorata ed i butteri di Tuscania, degnandosi di donare allo scrivente, anche presidente degli Araldi, la medaglia dell’Anno Santo. Dopo l’udienza pontificia, gli Araldi con gli altri Tuscanesi, raggiungono i vari ristoranti precedentemente prenotati per consumare il pranzo.
L’appuntamento per il trasporto dell’Immagine da S.Pietro alla chiesa della Traspontina è fissato per tutti alle ore 17.00.
Purtroppo, come sovente avviene quando si ha a che fare con migliaia di persone, non tutti rispettano gli orari fissati ed all’ora stabilita, in San Pietro sono presenti gli Araldi e centinaia di fedeli, in attesa dei sacerdoti. Alle ore 18.00, disposti gli Araldi sotto il trono, il presidente ordina: “SOLLEVATE A SPALLA”, al VIA”, con passo strisciante e celere, l’Addolorata di Tuscania sulle spalle dei suoi figli, tra gli applausi dei presenti e rinnovate grida di “VIVA MARIA”, lascia la basilica di S.Pietro. La grandiosa Piazza, via della Conciliazione, fino alla Traspontina, sono percorse dagli Araldi, mentre si rinnovano tra gli astanti, scene di viva ammirazione e di fede al passaggio della Regina Addolorata. Due Araldi, con grandi cesti di garofani, portati nella mattinata da bambini di Tuscanesi residenti a Roma, precedono la sacra Immagine. Entrati nella Traspontina, si iniziano le operazioni per sistemare l’Immagine ed il Cristo morto sulla macchina che è in attesa per il ritorno a Tuscania; così per il trono. Mentre si è intenti a togliere dal trono l’Addolorata, si avvicina una madre con il figlio handicappato tutto tremante, la donna cerca di prendere il lembo del nero velo che scende dal capo ai piedi dell’Addolorata, senza riuscirvi, istintivamente io le porgo il velo che lei prende e, guardando l’Immagine, lo pone sulla testa del proprio figlio…….a questa scena io e gli Araldi presenti sentimmo una stretta al cuore e, con un groppo in gola pregammo la Madonna di esaudire le richieste di quella madre.
Così si chiudeva la giornata, che per la seconda volta, vedeva l’apoteosi dell’Addolorata di Tuscania a Roma.

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