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Sapienza 18,6-9; Salmo 32 (33); Ebrei 11,1-2.8-19; Luca 12,32-48
Terra di testimoni
Dice Gesù: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi un tesoro sicuro nei cieli. Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore».
Riporre in Gesù il nostro ideale divenga anche il nostro tesoro. La Fede sia per noi «fondamento di ciò che si spera» e le vicende che le famiglie attraversano attestino la fede come «prova di ciò che non si vede».
La nostra terra ha edificato templi divenuti stile da imitare: maestri d’Arte, maestri di Fede, capaci di aprire il Vangelo. La bellezza accade tra noi per sempre. “Per sempre” significa ciò che, per nostra opera, ieri è stato, oggi è, domani sarà. Educhiamoci a non rimandare al futuro i giorni dell’amore: o quei giorni sono “oggi” o non saranno mai.«Per questa fede i nostri antenati ed i nostri protettori (Secondiano, Veriano, Marcelliano) sono stati approvati da Dio: senza aver già ottenuto i beni promessi, li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra». I nostri protettori e noi ci siamo posti in viaggio ricordando che «chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria».
Martirio è la testimonianza dell’esistenza vissuta, davanti a Dio, ogni giorno. Emozioni genera la nostra comunità, da sempre educante, nel «condividere allo stesso modo successi e pericoli»: ogni famiglia, madri, padri, figli, fratelli, colpiti dalle tragedie della storia che viviamo, rimangono ancorati all’essere un popolo allenato a risorgere. Giovani, adulti, anziani stanno superando incertezze nella sofferenza di una natura che sembra si stia dissolvendo e riescono ad aggrapparsi a semi di bellezza.
Testimoni vivono in noi: se non siamo più soliti donare ai figli nomi come Secondiano, Veriano, Marcelliano e loro diminutivi, quasi vezzeggiativi tradizionali, abbiamo, ancora, inventiva per profetare un migliore presente. Dalle bocche dei nostri adulti e dei bambini prorompa l’Annuncio dell’Amor che ‘tutto move’, profezia di futuro sofferto, ma capace di entusiasmi raccolti, festosi, gloriosi che vogliamo insegnare al mondo.
Siamo qui e ci teniamo sempre «pronti» non per paura che «nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo» né per paura di ciò che «ci verrà richiesto»: camminiamo sulle strade del Signore perché i nostri protettori ed il martirio-testimonianza, nostro, quotidiano, affrettino il completamento del Regno e non la sua fine.
Doniamo ideali. Non lasciamo che siano nostri maestri turisti di stanche rievocazioni del passato.

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