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di Mauro Loreti
Dopo il sacco del re francese Carlo VIII del 1495, molte famiglie benestanti ed altolocate di Toscanella , (oggi Tuscania), ricostruirono i loro palazzi nel terziere di Poggio Fiorentino ed in particolare nel 1504 la famiglia Maccabei oltre al palazzo nel terziere dei Castelli, costruì altri due palazzi a più piani con il cortile interno in questo terziere nella via Maggiore: negli antichi catasti si legge che in uno nel 1532 vi abitavano i fratelli Cristoforo e Girolamo che fu vescovo della città di Castro nel 1543 e che partecipò al Concilio di Trento, nell’altro il notaio Giovanni Camillo, nel 1552 Giulia figlia di Giovanni Camillo, nel 1582 Pietro e nel 1606 Francesco.

Nel palazzo ora di Giulio Vignoli si ammirano ancora oggi le colonne, i capitelli, i camini, i soffitti dipinti e la scala che conduce al piano nobile. Al piano terra ci sono le botteghe ed il grande portale che conduce all’atrio che comunica con l’impluvio ed il cortile interno. Sopra il piano nobile c’è il secondo piano ed entrambi presentano le grandi finestre centinate quadrate.
Il palazzo si trova di fronte alla fontana del 1621 incastonata nella piazza grande di san Giacomo. I componenti della famiglia Maccabei furono molto importanti a Toscanella ed erano notai, proprietari terrieri, agricoltori, affittuari dei terreni comunali, gonfalonieri, consiglieri comunali, canonici, primiceri.
Nel corso del 1600 si trasferirono a Roma e vennero iscritti alla nobiltà romana. In questo secolo qui giunsero i Miniati da Siena ed acquistarono questo palazzo. In particolare si ricordano Giovanni Battista Miniati che nel 1732 e nel 1733 era un affittuario dei terreni comunali di Pantalla e Lorenzo che nel 1783 fu consigliere comunale.
Nel 1798 i fratelli Miniati erano proprietari terrieri ed agricoltori.
Nel 1809 Pietro era consigliere comunale e nel 1828 allevava ovini ed era proprietario di una masseria di 1500 pecore. Vi furono anche tra loro gonfalonieri e canonici.
Nel 1819 nel palazzo nacque Laura Miniati , figlia di Pietro fu Lorenzo e di Maria Silvestrelli fu Silvestro; nel 1838 sposò Giuseppe dei conti Anguillara del 1811. Vissero in questo palazzo e Giuseppe era il segretario del Comune. Ebbero otto figli: Carlo , Luigi, Pietro, Maria, Mario, Luisa, Francesco, Luisa; quest’ultima nacque nel 1855 ed abitò nel palazzo di famiglia fino al 1940, anno della sua morte.
La famiglia Moretti risiedeva a Toscanella fin dal 1500 ed il nonno di Giulio Vignoli: Giulio Moretti, valente giureconsulto, acquistò il secondo piano dal conte Luigi Anguillara e dalla contessa Luisa Anguillara , figli di Laura Miniati , che erano terziari francescani.
La contessa Luisa continuò a vivere con la famiglia Moretti con una camera a lei riservata fino al 1940. Il primo piano del palazzo era stato acquistato dal segretario comunale Giuseppe Cerasa, ora anche questo è di proprietà Vignoli.
Giulio Moretti del 1877 era una persona maestosa con lo sguardo vigile ed amoroso e con la parola sostenitrice. Fu completamente dedito alla famiglia. Esercitò le attività di agrimensore e geometra. Fu anche Vice Giudice Conciliatore e Presidente della Congregazione di carità. Ufficiale di complemento, collaborò anche con la Cooperativa Edilizia Nuova. Dalla moglie Agnese Messi del 1886 ebbe i figli Luigi del 1905 che sposò Gina Boldrini, Amelia del 1907, Enrico del 1908 coniugato con Maria Luigia Meneghello, Aldo del 1910 ammogliato con Nadia Neroni, Maria del 1912 moglie di Carlo Vignoli del 1910 genitori di Giulio e Maria Teresa, e Laura del 1915 maritata con Lelio Ferrari.
Giulio era figlio di Dionisio del 1847 e di Maria Agostini del 1852 e nipote di Lorenzo del 1825 e di Rosa Ugolini del 1820.
Il padre di Antonio e Carlo Vignoli era Augusto del 1878 coniugato con Maria Domenica Boni del 1882. Antonio nel 1929 era uno dei redattori della rivista “Tuscia Agricola”, organo della cattedra ambulante di agricoltura delle Istituzioni Agrarie della Provincia di Viterbo e scrisse anche un articolo sulle opere notevoli degli agricoltori e su ciò che realizzò il Marchese Centurione Scotto insieme alla marchesa Giulia Lavaggi a Montebello, frazione di Tuscania.
L’agente capo dell’azienda era Rodolfo Chiampan, il vice agente Balducci e la maestra Angela Marchesi,; a constatare ciò che è stato fatto nell’azienda di Montebello francamente c’è da rimanere meravigliati , ma soprattutto entusiasmati perché il cuore e l’animo nostro d’agricoltore e d’italiano si aprono a nuove speranze. Di fronte a simili esempi possiamo affermare con sicurezza che l’agricoltura saprà sicuramente conquistare tutta l’Italia a sé stessa anche in quelle zone dove fino ad oggi lo si è meno sperato; l’azienda prima a pieno pascolo e a rade semine di cereali nel 1929 era così divisa: ettari 300 di bosco, ettari 300 con 7 colonie da 40-50 ettari, ettari 500 un centro condotto in economia a Montebello, ettari 300 un centro condotto in economia al Quarticciolo per un totale di ettari 1400. Nei rimanenti 1800 ettari vige ancora in parte il pascolo migliorato, in parte si stanno facendo piantagioni di olivo ed in parte è ancora in affitto ai coltivatori diretti.
In tutto il terreno coltivato è impiantata la rotazione continua leguminose-foraggere, cereali. Si proseguiranno anche le piantagioni di vite e gelso. I coloni e i salariati fissi hanno il loro orto, l’acqua corrente, alloggi decenti. I magazzini sono ampi e razionali per le macchine e le derrate. Vi è un’officina per riparazioni macchine, 2 stalle ottime e razionali, 1 porcile, 1 pollaio , 4 silos e le concimaie. Al centro una sala di proiezioni,una scuola, una Chiesa. Anche i coloni hanno dei fabbricati ampi e moderni. Le strade uniscono i poderi al centro. Per gli ovini sono stati costruiti ricoveri in muratura. I bovini sono 250 capi, 1000 le pecore, vari equini e suini. Come dotazione di macchine vi sono 3 trattrici, 2 trebbiatrici, varie seminatrici.
E’ in atto una bonifica integrale e la tenuta di Montebello può essere assunta quale pietra di paragone ….. Un popolo per essere forte e numeroso ha bisogno prima di tutto di nutrirsi e, per non andare incontro alla rovina, al marasma, al sovvertimento, al depauperamento, è necessario procurargli questo nutrimento; e questo è il dovere degli agricoltori …… La profondità e lo scasso del terreno non hanno importanza solamente per l’approfondimento delle radici delle piante, ma hanno importanza massima invece, per la disciplina dell’umidità e cioè, per l’assorbimento dell’acqua in inverno, (diminuendone lo scorrimento dannoso in superficie), acqua da restituire durante l’estate per mitigare l’arsura del terreno e delle piante.
Il lavoro di scasso ha importanza grandissima inoltre per il rimescolamento delle caratteristiche fisiche e chimiche dello stato coltivabile, inoltre senza sostanza organica il terreno non è adatto alla vita delle piante, cioè non è fertile. Anche la concimazione chimica va adottata con sani concetti e adeguata alle condizioni particolari del terreno oltre che alle esigenze della cultura a cui è destinata tenendo conto della profondità del terreno agrario, della sua ricchezza in sostanza organica e in umidità e della permeabilità del sottosuolo.
Terminato questo lavoro, Antonio Vignoli fu chiamato nelle Marche a Iesi per migliorare la produzione vinicola di quella regione; in seguito, alla fine degli anni 1950 fondò a Pescara il primo osservatorio avicolo italiano per contrastare l’invasione di allevamenti esteri sia da carne che da ovaiole. Il paese di origine dei Vignoli è Preggio frazione di Umbertide in provincia di Perugia. E’ un centro ad economia agraria e forestale. Conta oggi 121 abitanti. Vi sono due palazzi Vignoli. In uno di questi è un grande ingresso con in fondo una scala a doppia rampa ed un portone in pietra in puro stile “500” fiorentino. Dal 1560 questa famiglia esercitò le attività bancarie e commerciali.
Nel 1600 il loro cognome in latino era De Vignolis. Acquistarono terreni e gestirono nel 1798 oltre mille ettari con cantine, oleifici, scuderie e magazzini nei loro palazzi.
Nel 1908 il bisnonno di Giulio, Antonio del 1835 sposato con Matilde Ottaviani del 1840, da Preggio si spostò ad Agello frazione di Magione, di 800 abitanti circa, sempre in provincia di Perugia. In seguito il figlio Augusto con la moglie Maria Boni si unirono ad Agello paese in cui la moglie esercitò la professione di ostetrica per tutta la sua vita.
La mamma di Giulio Vignoli, la professoressa Maria Moretti è ricordata da tutti i tuscanesi per il suo fervido insegnamento nelle scuole e per la direzione della “Schola Cantorum” che si è sempre impegnata cantando e partecipando attivamente alla liturgia. La professoressa ,con molta dedizione e passione, riuscì ad avvicinare alla musica molti ragazzi e ragazze.
Ancora ricordiamo i melodici effetti ottenuti cantando il “Panis Angelicus” di César Frank e l’”Ave Maria” di Franz Schubert nella basilica di San Pietro in Tuscania e nella cattedrale di San Giacomo Apostolo il Maggiore. Uno degli allievi più importanti della Signora Maria Moretti Vignoli fu il famoso tenore Veriano Luchetti.
Nel 2012 il coro di Tuscania, che porta il suo nome, in collaborazione con il comune di Tuscania, dedicò un’intera giornata alla sua memoria. Il padre di Giulio, Carlo Vignoli, fu un valido Maresciallo dell’Aereonautica Militare nella difesa dello spazio aereo nazionale, fotografo e pilota degli aerei del capitano Prospero Freri , l’inventore del paracadute italiano Salvador, presso l’aeroporto di Tarquinia.
La figlia di Maria e Carlo, Maria Teresa del 1943, si impegnò nell’insegnamento e, per le sue doti ed il suo altruismo, la scuola statale dell’infanzia di Tuscania, è stata a lei intitolata.

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