Sant’Antonio Abate
Il 17 Gennaio, ricorrenza di Sant’Antonio Abate (251-356 d.c.), protettore degli animali domestici, era in passato una giornata particolarmente importante per la comunità contadina.
Già alcune settimane prima della festività il parroco, accompagnato dal sagrestano e da un chierichetto, si recava in ogni cascina per benedire gli animali allevati, spostandosi a piedi o in bicicletta attraverso sentieri e strade sterrate che l’inverno spesso innevava. Ricordo con tanta nostalgia quando insieme a don Dario si andava alla Carcarella, a San Giuliano e a Pian di Vico. Era per me una grande festa poichè vedevo le stalle con le vacche e tanti cavalli, muli, asini e tantissime pecore .
Una volta giunto nell’aia, il parroco si recava nella stalla ( dove solitamente venivano riuniti gli animali, compresi cani e gatti) e, dopo aver recitato con la famiglia contadina il Padre Nostro, con una benedizione implorava l’intercessione di Sant’Antonio Abate affinché mantenesse in salute gli animali presenti, aspergendo la stalla con acqua benedetta.

Nella benedizione venivano raccomandati anche i componenti della famiglia, affinché non fossero colti da malanni, le case, in modo che fossero risparmiate dagli incendi ed i campi, perché producessero un abbondante raccolto.
Il parroco, dopo il sacro rito, si intratteneva con la famiglia conversando sullo stato di salute dei suoi componenti e sui lieti e tristi eventi accaduti nell’anno appena trascorso.
Continuava poi il giro delle cascine, non senza prima aver lasciato alcune immagini del Santo, che venivano prontamente collocate nei luoghi di ricovero degli animali, quali la stalla, il pollaio, la porcilaia, ecc.
Poiché il bestiame, assieme a tutti gli animali da cortile, era un bene da salvaguardare. Anche chi aveva un atteggiamento più distaccato nei confronti della religione affiggeva volentieri i santini votivi lasciati dal parroco.
Il 17 Gennaio era una grande festa per tutta la comunità contadina, tanto che interrompeva la monotonia delle giornate invernali , e si faceva festa !
La sera della vigilia, mi raccontava mia madre, i contadini pulivano bene le stalle rigorosamente prima della mezzanotte, poi la stalla veniva abbandonata perché, secondo un’antica credenza, nel cuore della notte gli animali avrebbero parlato tra di loro. Il giorno della festa che rigorosamente veniva celebrata il 17 e non spostata alla domenica la S. Messa veniva celebrata con solennità nella Chiesa di Santa Maria del Riposo dove si venera una antica immagine del Santo che don Lidano mi diceva che era di legno di sorbo, scolpita da un frate . Una volta terminata la funzione, veniva riposta in una nicchia della chiesa, affinché vigilasse per l’intero anno sulle campagne.
Alla fine delle celebrazioni religiose, nella comunità contadina venivano spesso organizzati incontri conviviali e gli uomini si incontravano all’osteria . Noi Parroci di Tuscania che possiamo ben dire parrocchia di campagna desideriamo che questa antica tradizione religiosa sia ancora sentita e celebrata. Se gli allevatori lo desiderano saremo ben felici di andare a benedire le aziende agricole e soprattutto il bestiame; comunque per gli animali domestici, domenica 16 Gennaio dopo le Sante Messe delle 10,30 e delle 11,30 saremo ben felici di benedirli sul sagrato della Chiesa di Santa Maria del riposo

Questa la Preghiera che la Chiesa ci fa dire al Santo nel giorno della sua festa.
O Dio che hai ispirato a Sant’Antonio abate di ritirarsi nel deserto ,per servirti in un modello sublime di vita cristiana ,concedi anche a noi, per sua intercessione di superare i nostri egoismi per amare te sopra ogni cosa. Per Cristo nostro Signore Amen

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