di Mauro Loreti
Romanica e gotica , fu consacrata nel 1333. La facciata è in blocchi di tufo e di nenfro ed ha una cornice dentata. Il portale è decorata dalle colonnine tortili, i capitelli sono scolpiti e la lunetta del 1400 è affrescata con la Madonna con il Bambino, San Marco con una penna nella mano destra e la scritta : “Pax tibi Marce evangelista meus”, le parole che pronunciò un angelo, apparso in sogno a san Marco che era sbarcato in un’isola della laguna veneta, e Santa Elisabetta d’Alessandria con la palma del martirio. Il santo trovò riposo, onore e venerazione tra i veneziani.

La bella giovane egiziana, figlia del re Costa, rifiutò i sacrifici agli dei pagani. Convertì al cristianesimo i retori che avrebbero dovuto convincere lei ad onorare gli dei. Poi fu però decapitata. La finestra in alto è un ottagono. L’interno è ad una navata con i grandi archi acuti ogivali. Il soffitto è a capriate di legno. In una nicchia a sinistra dell’entrata nella parete di controfacciata si ammira un bell’affresco del 1400 decorato a finti intarsi marmorei con l’Annunciazione della Vergine Maria: in un porticato l’arcangelo Gabriele, genuflesso, ha un ramo d’olivo e le dà l’annuncio, l’Eterno è sulle nuvole di color rosa, il piccolo Bambino con la croce sulle spalle è in volo verso il seno di Maria. Il significato della presenza di Gesù Bambino al momento dell’Annunciazione ci indica l’intervento di Dio nel mistero. La piccola croce sulle sue spalle ci ricorda la preconoscenza della passione. Si ammira anche la Madonna col Bambino Gesù che succhia un dito della sua mano sinistra, San Donato , col piccolo drago rampante, che fu ucciso dal santo con il segno della croce perché divorava abitanti e bestiame; nell’intradosso, la superficie interna dell’arco, il Cristo che benedice nella chiave del sottarco con sei angeli e la scritta:” Ego sum via, veritas et vita”. Quest’opera fu rinvenuta dopo il terremoto del 6 febbraio 1971 e fu staccata dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e poi ricollocata in situ. Nella parete di destra vi sono i resti di un affresco ritrovati tra i pilastri di due archi costruiti in periodi differenti: è la Madonna Lactans con il piccolo Gesù. Nell’altare maggiore vi è il grande crocifisso ligneo del 1400 che fu commissionato dalla nobile famiglia Ciglioni per un cappella della chiesa di San Francesco. In seguito, nel 1823 fu portato nella chiesa di Santa Maria del Riposo , officiata allora dai francescani, ed infine in San Marco. Il ciborio è del periodo gotico. A destra ed a sinistra del crocifisso vi sono alcuni affreschi del 1499. Sulla destra vi è San Marco con il leone e la penna con il cartiglio :”Et quae audivit et quae vidit ipse scripsit” Egli scrisse ciò che udì e ciò che vide, e si riferisce a San Giovanni evangelista che gli è accanto con il libro del vangelo aperto. Sulla sinistra San Vincenzo Ferreri da Valencia, con il saio bianco ed il mantello nero, con il cartiglio:” Timete Dominum quia venit hora iudicii eius” Temete Dio perché viene l’ora del suo giudizio. E’ il richiamo biblico del religioso domenicano vissuto dal 1350 al 1419. Fu un predicatore apocalittico e si adoperò per la composizione dello scisma d’occidente nel 1278. Fu proclamato santo nel 1455. I suoi sermoni erano estremamente popolari. In alto al centro della parete centrale, intorno al 1850, fu posto lo stemma in stucco, composto da polvere di marmo, gesso e calce, con il leone alato ed il vangelo aperto. L’organo è del 1600 ed era nella chiesa di Sant’Agostino. Nella parete di destra vi sono il dipinto realizzato intorno al 1850 dal pittore tuscanese Antonio Arieti con San Marco e la scritta del capitolo 11 versetto 24 del vangelo di San Marco :” Propterea dico vobis omnia quaecumque orantes petitis, credite quia accipietis” Perciò vi dico: tutte le cose che voi pregando chiedete, credete che le riceverete. C’è anche il leone . Poi la Madonna delle Grazie sempre dell’Arieti, il martirio di San Liberato dell’artista Antonio Bianchi che fu commissionato nel 1844 dalla famiglia dei nobili Consalvi di Toscanella, dei quali vi è lo stemma. Il quadro del 1720 con Sant’Antonio in adorazione di Gesù Bambino ed angeli, di Filippo Laurenzi, proveniente dalla chiesa di San Silvestro; fu commissionato dalla famiglia Barbacci : c’è anche il loro stemma. San Marco, autore del secondo vangelo, fu discepolo degli apostoli San Paolo e San Pietro, fondò la chiesa di Alessandria d’Egitto di cui fu il primo vescovo. Fu anche inviato dal primo degli apostoli nella metropoli di Aquileia , che era il capoluogo della regione Venetia et Istria, di cui fu evangelizzatore. Poi tornò in Egitto e morì martire.

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