di Mauro Loreti
La facciata più antica, medioevale, in muratura a vista con blocchi tufacei, di questa chiesa è del 1300 e si trova esternamente nel lato a sinistra, sulla strada che è al fianco del palazzo comunale ; la primitiva porta d’ingresso è murata, la facciata è divisa in due parti da una cornice, ha le aperture tamponate, una lunetta ed una finestra circolare, mentre nel lato sud c’è un abside esterna dello stesso periodo. E’ dedicata al grande san Lorenzo, diacono romano che distribuiva i beni ai poveri. Nel 1612 le reliquie dei santi martiri Secondiano, Veriano e Marcelliano dalla chiesa di San Pietro furono portate in questa chiesa.

Facevano parte di questa cura i carcerati, essendo situate in questa parrocchia le carceri dei Ministri di Giustizia, come anche il palazzo comunale detto del Magistrato. I corpi santi vi riposarono dal 1612 , anno in cui il cardinale Tiberio Muti li fece collocare a fianco dell’altare maggiore . Nel 1618 lo stesso, vescovo di Toscanella, fece porre una grata di ferro a protezione della cappella , era quella che Nicola di Paolo, di Siena, aveva costruito nel 1426 per un’altra chiesa di Tuscania. Anche oggi possiamo ammirare quella cancellata. Nel 1661 ai tempi del cardinale Francesco Maria Brancaccio, fu eretto un altro altare dalla Comunità di Toscanella ed i santi corpi furono collocati dentro una cassa di cristallo ed un’altra sopra di legno che furono costruite a spese del Gonfaloniere e Capitano Giovanni Francesco Giannotti. Nel 1700 in questa chiesa un cappellano celebrava la Messa quotidiana per ordine della Comunità di Toscanella. Veniva visitata dal capitolo dei canonici e dal Clero, in occasione delle Processioni, sei volte l’anno: in tre venerdì di ogni anno, il secondo giorno della Pentecoste, il giorno della loro solennità l’otto agosto, nel ritorno dalla processione alla chiesa di San Pietro ed il giorno di San Rocco. Ora sono venerati nella loro cappella nella chiesa concattedrale di san Giacomo Apostolo il Maggiore. Dal 1774 al 1785 questa chiesa fu ricostruita dall’architetto Domenico Lucchi, viterbese, che la ampliò e realizzò anche una cupola emisferica. All’interno vi sono le colonne e vi è una spazialità che sa di barocco e di neoclassico ed è tutta intonacata di bianco. Furono costruite anche le arcate cieche ad est e ad ovest . L’edificio, a croce greca, ha i pennacchi sui quali è innestata la cupola emisferica. Da allora si aprì la nuova entrata su Piazza Nuova e fu chiusa quella piccola medievale sul lato sinistro. La nuova chiesa fu benedetta nel 1785 dal vicario generale Francesco Antonio Turriozzi su incarico del vescovo, cardinale Muzio Gallo. Il 27 aprile 1827 il vescovo Gaspare Bernardo Pianetti consacrò la chiesa dopo i nuovi lavori interni. La facciata fu costruita dal 1834 dall’architetto Gaetano Gerasi, romano, nel lato della piazza del Comune . Si nota un arco su ampi piedritti ed il timpano triangolare con una finestra. Il portale d’ingresso è architravato su colonne di nenfro tuscanese. Furono costruiti anche il campanile e la sacrestia. Nell’altare maggiore vi sono due coretti lignei semicircolari. Durante il pontificato di papa Pio XI, Achille Ratti, fu costruita la canonica, finanziata dallo stesso pontefice intorno agli anni 1930. La cappella dei santi martiri fu danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale del 1944 e quasi distrutta dalla caduta della torre del Bargello nel 1954. Fu ricostruita nel 1958 con quattro nuove finestre. Erano in questa chiesa il dipinto che raffigura San Girolamo che ora è in San Giacomo vicino all’altare del Crocefisso, le tele degli altri santi anacoreti, eremiti dediti alla contemplazione ed alle pratiche ascetiche: Sant’Antonio Abate, San Paolo di Tebe eremita e San Brunone fondatore dei Certosini, un quadro con San Lorenzo ed altri santi, la Gloria di san Lorenzo di Giuseppe Cades in cui il santo, su una nuvola, è avvolto in un manto rosso e sale al cielo. Nell’unico quadro che ora si trova nella chiesa si ammira la Madonna col bambino Gesù ed i nostri tre santi Protettori: probabilmente fu dipinto nel 1690 dall’artista Girolamo Troppa della Sabina.

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