Con l’arrivo dell’estate ripartono tutte attività a cui in parrocchia ormai siamo abituati: gite, campi e sopratutto il Grest. Almeno era così fino a due anni fa. Tutto si è modificato anche a livello pastorale. Così, per la seconda volta, siamo costretti a saltare uno degli appuntamenti più attesi della stagione, non solo dai bambini che partecipavano numerosi (e dai loro genitori, in grande difficoltà dal momento che non sanno a chi affidare i figli nelle lunghe giornate estive) ma anche dagli adolescenti che si immergevano con entusiasmo nel ruolo di animatori. Qualcuno potrebbe obiettare: ma se i bar e i ristoranti sono aperti, riaprono i parchi giochi, perché non il Grest?

Il premier Draghi, qualche giorno fa in conferenza stampa ha detto esplicitamente: “siamo in un periodo in cui tutto appare roseo, non illudiamoci. Aspettiamoci qualcosa, abbiamo la lezione dell’anno scorso”. Parole che fanno riflettere. Se ci pensiamo bene, proprio nel cuore dell’estate (il 16 agosto), a cominciare dai luoghi di divertimento frequentati dai giovani (le discoteche), iniziò la lenta ma inesorabile retromarcia che portò al nuovo lock-down a singhiozzo. Forse meglio aspettare qualche mese in più per potere uscire definitivamente da questa situazione. No?

Anche il vescovo, in uno dei pochi incontri del clero tenutisi durante quest’anno ha invitato all’accortezza, sottolineando che non saremmo tornati, almeno in questa estate, alle attività solite (processioni, campi estivi, Grest). Qualcuno potrebbe osservare che in altre parrocchie, fuori dalla diocesi di Viterbo, queste attività sono riprese. Ma ogni diocesi si attiene a quanto stabilito dal proprio vescovo, proprio come avviene, per capirci, fra le regioni.

Infine, forse il motivo più importante, il Grest non è un parcheggio per far perdere un po’ di tempo a bambini che si annoierebbero la mattina stando a zonzo. E’ un progetto educativo, studiato e portato avanti da giovani e famiglie, sotto la coordinazione della parrocchia. Abbiamo sempre detto che lo facciamo prima ancora che per i bambini, per gli adolescenti che vi prendono parte come animatori. Il grest, per loro, comincia a fine aprile, con la chiamata all’azione, la ricerca del tema, la progettazione di ogni singola giornata, e poi le settimane di maggio e giugno per il corso di formazione. Quello della preparazione è il periodo più importante perché assieme alle competenze crescono i rapporti e soprattutto la voglia di lanciarsi in una nuova avventura, che non porta denaro nelle tasche degli animatori, ma tanta soddisfazione e la ricchezza di nuove amicizie con piccoli e grandi. Soprattutto familiarità con un ambiente che sono sempre meno abituati a frequentare perché nessuno ce li porta: quello della Chiesa. Perché il Grest non si fa? Perché è mancato il periodo più importante. Quello della preparazione. Il gruppo non si è formato. Il treno di aprile-maggio è passato. L’entusiasmo (o quel che resta in questi ragazzi) è scemato e molti hanno già trovato qualche altra cosa da fare.

Nell’attesa di tempi migliori, senza ridurre la prudenza, iniziamo a pensare ad un nuovo Grest per l’estate prossima. Avevamo già in cantiere molte novità, soprattutto per i ragazzi delle classi medie, che la pandemia ha congelato e che contiamo di rendere realtà appena possibile. Fiduciosi che questa pausa forzata, anziché scoraggiarci, avrà reso i nostri sogni e desideri ancora più forti, secondo le efficaci parole di S. Ambrogio: «Se vuoi fare bene tutte le tue cose, ogni tanto smetti di farle» (S. Ambrogio).

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