Fu costruita dal 1563 al 1583 in sostituzione dell’antica chiesa medievale del 1300. La facciata, simile a quelle delle chiese rinascimentali toscane , ha le lesene e le decorazioni in nenfro sull’intonaco chiaro, un occhio e tre portali; ha incisa la memoria del cardinale Giovanni Francesco Gambara vescovo di Toscanella e Viterbo dal 1566 al 1576 il quale, nel 1573, vi trasferì la cattedra vescovile dall’antica chiesa di san Pietro. Il sagrato è elevato dalla piazza. Antonio Turriani, priore della chiesa di san Matteo, si impegnò nella riedificazione della chiesa di san Giacomo insieme ai santesi Paolo Vittorio Fani e Felice Lucantoni.

I costruttori, architetti e scalpellini furono Carmelo e Lorenzo Labruzza da Viterbo ed il mastro murario Giacomo Negrino da Lugano. La ristrutturazione del 1700 nascose l’impianto del rinascimento di cui restano la facciata ed alcune colonne ed arcate del 1573, che apparvero durante i lavori di restauro dopo il terremoto del 6 febbraio 1971. Nel 1773-1783 l’interno fu completamente cambiato con la direzione dei lavori da parte dell’architetto viterbese Giuseppe Maria Antolini il quale intervenne senza rimuovere tutto il colonnato. Il campanile fu disegnato dall’architetto Domenico Lucchi da Viterbo. Nella navata centrale sono i dipinti ad olio, di cui tre della fine del 1600, dei primi quattro vescovi della Diocesi: Paolino, Tolomeo, Deodato e Felice. Nel quadro di san Tolomeo si legge :”MEMENTO, DOMINE, ET OSTENDE TE NOBIS IN TEMPORE TRIBULATIONIS NOSTRAE; ET DA MIHI FIDUCIAM, DOMINE REX DEORUM ET UNIVERSAE POTESTATIS”. Uno fu dipinto da Cesare Del Sette da Acquapendente nel 1780, che restaurò anche gli altri tre. Nell’altare maggiore spicca la tela di san Giacomo Apostolo il Maggiore, dipinta nel 1851 da Giovanni Silvagni da Roma, secondo il filone iconografico rappresentato con il bastone del pellegrino in mano e con il Vangelo. Nel frontone centrale si legge :”DOMUS MEA DOMUS ORATIONIS VOCABITUR” . Vi è il coro ligneo e la statua della Madonna Immacolata del 1858 che era nella chiesa francescana di santa Maria del Riposo. Nella navata sinistra dopo il fonte battesimale del 1570 e con la porta lignea del 1832 di Antonio Nardi di Tuscania, sono gli altari di San Michele Arcangelo, copia di Guido Reni della fine del 1700, e del Sacro Cuore, della Madonna di Loreto con il quadro di Alessandro Turchi da Verona del 1623 con la Madonna e i santi Carlo Borromeo, Nicola da Bari e Lucia, e della Madonna di Pompei, la cappella , disegnata nel 1785 da Antonio Asprucci , dedicata ai Santi Martiri Secondiano, Veriano e Marcelliano, protettori della città, con le tre tele dei santi di Nicola Bonvicini da Roma che ricordano la loro cattura , il loro martirio e la loro gloria (1783-1785) e l’urna con le ossa dei santi che il sette agosto viene portata in processione dai Cultores Martyrum. In fondo la cappella di san Giuseppe con il tabernacolo marmoreo di Isaia da Pisa del 1480 e la tela raffigurante san Giacomo Apostolo il Maggiore dell’orvietano Francesco Sabatini del 1622. Nella navata destra gli altari di San Gerolamo con la tela del tuscanese Antonio Arieti del 1862 e santa Rita, dell’ Immacolata Concezione con l’opera di Johann Martin Von Rohden della Germania del 1867 e della santa Famiglia di Nazareth, del Crocefisso anch’esso con una tela dell’Arieti del 1861. In fondo la cappella dei santi Giusto e Giuliano nella quale sono conservati anche i dipinti di Andrea di Bartolo del 1425 : Maria con Gesù bambino, con i santi Francesco, Pietro, Paolo, Ludovico d’Angiò , sette quadretti con le storie della Passione di Cristo e due cuspidi con i santi Marco e Tommaso d’Aquino, di Sano di Pietro con san Bernardino da Siena del 1470, il trittico a due facce di Francesco Zacchi detto il Balletta da Viterbo con Gesù Redentore, sua Madre , san Giovanni Evangelista, san Giovanni Battista e santa Cristina da Bolsena del 1440, di Valentino Pica da Viterbo con la Madonna del Popolo, della Misericordia e dei Raccomandati e san Nicola da Tolentino del 1447, di Andrea Commodi da Firenze con il quadro di san Carlo Borromeo del 1620. Vi sono anche i sei marmi di Andrea Bregno da Osteno del 1460 provenenti dalla chiesa di sant’Agostino: sono eleganti formelle in rilievo e rappresentano i santi Gregorio Magno, Ambrogio, Gerolamo, Vito, Monica, Leonardo ed un quadro di san Girolamo. La cantoria è sopra la bussola con l’organo a canne. Vi si nota lo stemma di papa Innocenzo XIII, Michelangelo Conti vescovo di Toscanella e Viterbo dal 1712 al 1719. Nel 1890 fu posto nella cattedrale il nuovo pavimento con il marmo bianco, bardiglio e rosso di Verona. Le pareti interne furono dipinte di bianco nei restauri dopo l’ultimo terremoto. La via Crucis è dell’artista viterbese Roberto Joppolo. Nella sacrestia i ritratti dei vescovi di Tuscania da san Paolino fino a Luigi Boccadoro. A Roma, presso san Pietro, il 27 marzo 1986, nell’ottavo anno del suo pontificato, il papa Giovanni Paolo II , servo dei servi di Dio, a perpetua memoria ordinò che il tempio cattedrale della chiesa della soppressa diocesi di Tuscania fosse onorato con il titolo di concattedrale affinché non andasse perduta la sua splendida storia e stabili che ciò avrà valore in eterno.
Mauro Loreti

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