Nacque a Roma il 4 giugno 1912 da Enrico e Agnese Colacicchi: prese dal padre l’intraprendenza per le scelte coraggiose della vita e dalla madre l’umiltà d’animo ed un certo, naturale riserbo.
Ultimo di cinque figli, fu abituato fin dagli anni della fanciullezza alle prove della sofferenza: alla morte del fratello Cesare, Filippo aveva 10 anni, e ricorderà per tutta la vita il dolore profondo dei genitori per la grande disgrazia, quasi non osava parlarne, anche a molti anni di distanza. Studiò a Roma in diversi Istituti privati, poi al collegio Nazareno dove compì il liceo classico nel 1930.
La sua attività di quegli anni era volta alla vita in famiglia, agli svaghi di sport e di amicizie: si recò all’estero per qualche viaggio di cultura; il suo carattere serio e l’animo sensibile lo portavano a vivere con attenzione la fede, appresa profondamente in famiglia ed anche per la premurosa guida di DON VIRGILIO VANCELLI che radunava i giovani delle famiglie romane al “COLLEGIUM TARSICII” animandoli al culto dell’Eucarestia. La sua passione per l’arte guidò la scelta degli studi universitari: si iscrisse così alla facoltà di Architettura di Roma, dove si laureò nel 1935: quindi il servizio militare, che lo vide sottotenente del Genio tra il 1936 e il 1937. Insomma, una seria preparazione, che, per gli studi e le diverse attività, era quella di una persona destinata alla vita civile, ed, invece, la chiamata del Signore si era già fatta sentire: quando egli ne parlava, ormai anziano, diceva sempre che erano stati gli anni universitari ed il periodo militare i tempi in cui si era accorto di essere naturalmente portato al Sacerdozio. E così, sostenuto dal suo padre spirituale, nel 1938, decise con gioia di accantonare la sua preparazione civile”, per mettersi a studiare da sacerdote, entrando nel Pontificio Seminario Romano. Grande fu la commozione fra i familiari che non si aspettavano questa novità, ed altrettanto improvvisa fu la notizia per molti suoi amici ed amiche, che lui frequentava abitualmente: per molti di essi, fu un segnale di fede, così che per anni seguiranno le tappe di Don Filippo, facendogli festa ogni qualvolta ebbero occasione di incontrarlo.
La preparazione in seminario, poi gli studi all’ACCADEMIA: in tutto altri otto anni di “Scuola”, che, come egli scherzando affermava, si sommavano a quelli degli studi già compiuti, risultando in totale ben 26! Fu ordinato sacerdote nel 1943: non fu inviato all’estero perché già sofferente all’udito e fu chiamato invece in SEGRETERIA Dl STATO, tra i collaboratori del Cardinale Tardini. La sua vita pastorale quasi contemporaneamen­te iniziò tra i ragazzi, come Viceparroco di San Salvatore in Lauro e frequentando l’Oratorio 5. Luigi, a Tuscania: aprì a Roma una sede del “Collegium Tarsicii”, dove Settimanalmente attendeva i giovani, figli di suoi amici, per la 5. Messa domenicale, recandosi talvolta con loro a celebrare alle Catacombe, come già aveva fatto, d~ giovanetto, accanto a Mons. Valcelli.
Con la elezione di GIOVANNI XXIII, nel 1958, fu nominato CAMERIERE SEGRE TO Dl SUA SANTITA’: erano in quattro prelati che si avvicendavano accanto al Papa per tutto il giorno, e così ebbe modo di gustare le virtù di quel Pontefice, che sicuramente arricchì di fede e di carità l’animo di Don Filippo; quante volte ricordava i vari momenti di confidenza e di esempio che ebbe dal Papa: alla comprensione degli altri, alla pazienza per quel che di non esatto si diceva in giro, alla perseveranza nel guidare i giovani in difficoltà…: furono per lui anni di grazia che lo maturarono per l’Episcopato.
Così, nel luglio 1961 fu consacrato VESCOVO, con l’incarico di essere uno dei quattro Ausiliari del Cardinale Vicario di Roma: a lui fu assegnato il settore di Roma Ovest. Iniziò così un periodo di intensa e nuova attività; lavorò alle Visite Pastorali e, nell’ambito dei differenti settori economici e sociali delle diverse parrocchie di Roma  affrontò i molteplici problemi che gli venivano presentati, illustrando con chiarezza il suo pensiero, spiegando gli insegnamenti della Chiesa, ma soprattutto mettendo in atto la comprensione, la dolcezza d’animo: erano gli anni del Concilio Vaticano li, alle cui sedute Don Filippo prese parte attivamente, anche con l’incarico di illustrare i documenti redatti dal Cardinale Vicario, suo diretto superiore: gli animi dei cattolici erano in quegli anni mossi da diverse componenti di rinnovamento, ed arduo era il compito di chi doveva indirizzare, consigliare, temperare le incomprensioni e le differenze di opinioni   lì suo animo di apostolo si fece molto apprezzare tra i gruppi del-. l’U.N.l.T.A.L.S.I., dove presiedette per vari anni: partecipò ai numerosi pellegrinaggi annuali a Lourdes e a Loreto, portando conforto ai malati ed unendosi ad essi in amicizia, nella sofferenza che anch’egli provava personalmente, per la sordità che avanzava.
Il problema delle VOCAZIONI SACERDOTALI occupava gran parte della sua attività di pastore: diresse per vari anni l’Opera delle Vocazioni, operando ai vari livelli la sensibilizzazione per questo importante problema della chiesa: promuoveva incontri, parlava a molti gruppi diocesani, ma soprattutto credeva e stimolava ad usare un’arma formidabile, un metodo com’egli diceva, infallibile:  ….PREGARE…. Periodicamente, poi, si recava, a Tuscania, cui era legato da grande affetto e provava gran piacere nell’ami­cizia con la gente, nell’ascoltare i problemi delle organizzazioni dei giovani, nel continuare con la preparazione alle CRESIME l’attività dell’Oratorio San Luigi, fondato dal padre.
Furono anni di intensa attività, ma la malattia progrediva, la sordità lo staccava inesorabilmente dal contatto con la gente, riusciva sempre meno ad ascoltare ed a parlare in pubblico: non poté più ricevere confessioni e si sentiva chiamato a rinunciare alle diverse responsabilità di conduzione pastorale. E così, intorno agli anni ‘80, lasciò l’incarico di Vescovo Ausiliare, fu nominato CANONICO DELLA BASILICA VATICANA, ed iniziò per lui il periodo della pensione.
Continuò, però, instancabile a tenere contatti con le scuole, coi gruppi di malati, di seminaristi, coi ragazzi ormai sposati che aveva guidato con il consiglio e l’amicizia: teneva con essi una corrispondenza fittissima proprio per la sua sensibilità di apostolo, sostenitore dei sofferenti e dei giovani.
In quegli anni realizzò a Tuscania, a sue spese, la SCUOLA MATERNA CONTE ENRICO POCCI e vendette i suoi beni per lasciare ai giovani il nuovo complesso ORATORIO SAN LUIGI CON PALESTRA: volle realizzare la continuazione del “CIRCOLETTO” che suo padre Enrico aveva fondato nel 1902 e che tante generazioni di tuscanesi avevano frequentato e ricordarono con nostalgia.
Non vide però il compimento dell’opera, perché morì a Roma il giorno 11 dicembre 1991.
IL TESTAMENTO DI DON FILIPPO:

Nel nome del Padre, del Figlio e delle Spirito Santo

io, Filippo Pocci, Vescovo titolare di Gerico, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali dispongo che alla mia morte i beni immobili di mia proprietà abbiano la seguente destinazione:
alla mensa Vescovile, ora Ente diocesano di Viterbo (e Tuscania):
  • il fabbricato di mia proprietà sito in Tuscania, via Consalvi e via Verdi, con annessa Sala Teatro e terreno scoperto detto Palestra;
  • il  fabbricato sito in Tuscania, via S. Maria Liberatrice n° 6 e 8, denominato “Casacce”;
  • il  terreno annesso al fabbricato “Casacce” con ingresso in via S. Maria Liberatrice;
  • il   “Pontificium Opus “S. Pietro Apostolo pro Clero Missionum” (presso S. Congregazione De Propaganda fide);
  • il fabbricato in via del Riuscello, con sottostante magazzino in via Oberdan;
  • i locali a piano terreno del fabbricato sito in via Campanari, via XII Settembre e via Lunga.
Tali mie disposizioni testamentarie hanno il fine di arrecare un aiuto economico per le opere che perseguono i menzionati istituti.
Se al momento della mia morte sarò proprietario di una autovettura, dispongo che essa venga assegnata all’Ente diocesano di Tuscania.
Roma, 2 Novembre 1989
+ Filippo Pocci

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