Coadiutore Salesiano
Sante Marcoaldi nacque a Tuscania  il 23 aprile 1876 da Vincenzo Marcoaldi e da Ermelinda Maffei. Era il penultimo di una numerosa famiglia formata da cinque figli, ai quali furono imposti nomi di chiaro orientamento papalino: Beatrice, Grazia e Pia, le femmine, Sante e Pio i maschi: infatti il padre fu l’ultimo Cancelliere Pontificio a Tuscania.
Nonostante l’aria clericale che si respirava in casa, Sante fu un bambino e poi un giovanotto piuttosto vivace. Fu avviato al mestiere di calzolaio che apprese molto bene. Studiò anche musica, per la quale era particolarmente portato e suonò nella Banda cittadina.
Le poche notizie che restano nelle memorie di famiglia lo descrivono allegro e spensierato, a lui piacevano, oltre al lavoro, anche il gioco e le belle ragazze. Lo si trovava quasi tutte le sere nelle osterie a bere e fare la partita a carte con gli amici, tanto che la sua condotta destava qualche preoccupazione nella famiglia, soprattutto nella sorella Pia, che spesso e volentieri se lo andava a “riscuotere” a tarda sera in qualche osteria.
Ad un certo punto fu colpito da una malattia abbastanza seria (non si sa esattamente quale) con febbri altissime durante le quali spesso delirava. Come Dio volle, riuscì a guarire, ma dalla malattia usci un uomo nuovo: serio e pensieroso. Confidò un giorno al fratello e alle sorelle che durante la malattia aveva sognato don Michele Rua che lo aveva invitato ad andare con lui. Don Michele Rua, come è noto, dirigeva la Congregazione dei Salesiani da quando il suo fondatore, Don Bosco, era morto nel 1888.
Non si sa bene dove e come Sante avesse conosciuto o sentito parlare di Don Rua: sta il fatto, però, che la chiamata fu assai forte e, rotto ogni indugio, Sante comunicò ai familiari la sua ferma intenzione di farsi Salesiano.
A nulla valsero le resistenze del fratello e delle sorelle: la sua decisione era ferma e irremovibile e, alla fine, partì per il suo nuovo destino.
Dopo il noviziato Sante pronunciò i voti ed ottenne dai Superiori di andare come Missionario in Sud Africa, dove i Salesiani avevano una fiorente Missione.
Qui lavorò subito con impegno e passione: ebbe modo di mettere in mostra le sue capacità professionali apprese prima di farsi Salesiano.
Dopo qualche tempo aprì una scuola per calzolai e più tardi, avendo dimostrato una perfetta conoscenza della musica, ebbe l’incarico dar vita ad una scuola musicale con relativa banda completamenteformata dai ragazzi del posto.
Con il tempo la banda fu riconosciuta dalle autorità locali, che assunsero l’onere del suo mantenimento: Sante Marcoaldi ne fu nominato Maestro, con relativo stipendio. Rimase a Città del Capo per ben trentadue anni e fu sempre tanto stimato ed apprezzato che, al momento di lasciare la guida della banda, il Governo inglese lo gratificò di una congrua pensione che egli naturalmente devolse alla Congregazione Salesiana che era ormai la sua famiglia.
Già avanti con gli anni, ed avvertendosi ormai chiari i mutati rapporti tra l’Italia e l’Inghilterra, egli chiese ed ottenne l’autorizzazione di far rientro in Patria, spinto, forse, anche da un po’ di nostalgia per il suo Paese e per la sua famiglia in Tuscania dove, nel frattempo, erano rimasti vivi solo il fratello Pio e la sorella Pia, ma erano anche nati molti nipoti, che di lui avevano solo sentito parlare come un mito, ma che non avevano potuto conoscere.
Date le sue capacità, fu dapprima assegnato all’Istituto Professionale Pio Xl (Maria Ausiliatrice) di Via Tuscolana a Roma, e poi alle Catacombe di San Callisto, complesso gestito dai Salesiani. Qui la perfetta conoscenza della lingua inglese da parte di Fratel Sante si rivelò di grande utilità per i numerosi turisti che quotidianamente visitavano le Catacombe.
Nel 1943, quando la guerra si avvicinava ormai alle porte di Roma, i Superiori gli consigliarono di ritirarsi per qualche tempo in famiglia, a Tuscania, dove sarebbe stato più al sicuro dai pericoli dei bombardamenti.
I nipoti lo accolsero con grande gioia. Per dormire si sistemò in una camera nella casa della nipote Maria Fiorentini (moglie di Domenico Goletti), mentre a prendere i pasti si recava in Via Campanari, presso i nipoti Vincenzo e Linda Marcoaldi.
A Tuscania Fratel Sante non stette con le mani in mano. Fedele allo spirito di Don Bosco e alla sua vocazione missionaria, ritrovò tutti i vecchi amici tra cui l’indimenticabile Giulia Cardarelli e insieme istituirono una specie di catena della solidarietà: raccoglievano presso di lei offerte e generi alimentari, che poi lui stesso ed alcune donne volenterose distribuivano durante le visite quotidiane agli ammalati e ai bisognosi.
A distanza di tanti anni, c’è ancora qualcuno che lo ricorda come un uomo instancabile nella assistenza ai malati e ai poveri, dal carattere mite e discreto, e soprattutto pio.
Il 7 Giugno 1944 rientrò in casa per il pranzo più presto del solito e, non essendo ancora pronto il desinare, disse alla nipote Linda che sarebbe andato a riposare un po’, perché si sentiva stanco. A nulla valse l’insistenza della nipote Linda, perché rimanesse in casa sua: dopo mangiato sarebbe andato in Via della Salute a riposare, come solitamente faceva nel rpimo pomeriggio.
E in via della Salute, dopo circa tre quarti d’ora lo colse il Bombardamento. Una bomba centrò in pieno lo stabile dove si trovava e fu sepolto sotto le macerie.
Non mori all’istante, però i soccorsi non furono immediati ed egli restò così, agonizzante, per molte ore sotto le macerie. Raccontò poi Francesco Musi (anche lui sepolto sotto le macerie dello stesso stabile ma salvato dopo alcune ore) che lo aveva sentito lamentarsi e pregare ad alta voce per lungo tempo e poi, il silenzio. Era l’8 Giugno 1944.
Angelo Marcoaldi
Facciamo ora seguire il necrologio che venne riportato dodici giorni dopo nel bollettino dei Salesiani di Roma:
Roma –  Catacombe di S. Callisto, 20 agosto 1944
Carissimi Confratelli,
il 10 giugno ci giunse la notizia della morte del Confratello Coadiutore Sante Marcoaldi, di anni 68. Si trovava il caro Confratello presso i parenti al paese nativo, Tuscania, ove si era recato, e per sfuggire al pericolo delle incursioni che imperversavano sulla nostra zona periferica di Roma, e per continuare a rimettersi in salute, giacché era da poco ritornato dalla cura dei fanghi della nostra Casa di Monteortone, per l’acuto artritismo che lo tormentava da anni. E colà la morte lo sorprese l’8 giugno alle ore 14,15.
Era quella giornata di incursioni aeree. Già dal mattino alle ore 9 aeroplani numerasi sorpassarono sul paese sganciando bombe terribili. Tutti i famigliari si erano rifugiati nei sotterranei, ma il nostro Confratello, tranquillo di coscienza e preparato alla morte, come egli diceva, e forse anche perché l’umidità dei sotterranei gli era insopportabile pur il suo forte artritismo, rimase, nella sua camera. Ebbene proprio in quella una bomba che vi cadde in pieno gli troncò la vita mortale.
L’inattesa e dolorosa notizia, pervenuta ai Confratelli per mezzo di un Reverendo di Tuscania, strappò, da tutti quelli che lo conoscevano, il rimpianto e l’espressione: “Che pena! non abbiamo più il buon Marcoaldi, il pio Marcoaldi”. Sì, il pio Marcoaldi, perché la pietà era, possiamo dire, la caratteristica del buon Coadiutore Salesiano.
In una lettera diretta nel 1941 al suo Direttore, leggo i seguenti apprezzamenti sulla Casa dove si trovava in cura: « In questa Casa si gode una pace di Paradiso. Non si sente mormorare. Sono tutti felici e contenti. Mi fa piacere vedere tanti Sacerdoti che celebrano attente ac devote. Le preghiere della Comunità sono dette con particolare attenzione, con le dovute pause e molto adagio. I malati sono trattati con particolare attenzione. Queste cose attirano tante benedizioni e grazie speciali ».
In queste parole vi è l’animo pio del nostro Confratello. In esse spira il gusto ed il sapore che egli aveva delle pratiche di pietà ben fatte.
Noi qui alle Catacombe l’abbiamo visto ,a recitare il sua Rosario intero tutti i giorni, se le occupazioni non glielo impedivano; frequentava con esemplare puntualità tutte le pratiche di pietà, facendo volentieri da guida in esse. Faceva tutti i mesi immancabilmente il suo minuto rendiconto. Visitava frequentemente Gesù Sacramentato. In tutte le circostanze, il suo pensiero, manifestato facilmente e con grande semplicità, si innalzava a Dio, che egli vedeva in tutto. Ciò manifestava il suo profondo spirito di fede.
Avendo tale animo, non fa meraviglia se un suo compaesano, parlandoci del tempo che lo avvicinò ultimamente al paese, così si esprimesse: «Il signor Marcoaldi passava la sua vita dalla chiesa alla casa. Vedendo le varie necessità, si era messo in questi ultimi mesi a capo di un comitato di assistenza per gli sfollati, pei poveri e per gli ammalati. Egli andava a battere alla porta dei facoltosi per ottenere danaro, onde sovvenire le persone bisognose. Nessuno si ritirava dinanzi alla sua questua. Tutti davano, sa-pendolo disinteressato e avendo di lui gran concetto di persona pia e zelante-».
Era una forma di quell’apostolato salesiano che svolgeva anche qui in Gasa offrendosi tutti gli anni per fare, specialmente durante l’inverno, il Catechismo ai nostri famigli.
Dobbiamo fermarci a queste informazioni nell’impossibilità di averne altre da Confratelli, che con lui vivessero, nei suoi tempi migliori di attività, specialmente missionaria, giacché la sua giornata salesiana fu abbastanza lunga.
Non conosciamo come il nostro Santo Fondatore l’abbia attirato in Congregazione, quindi quale sia stata la genesi della sua vocazione salesiana. Sappi-amo che il 10 giugno 1895 entrò nell’Ospizio del S. Cuore di Roma e si perfezionò nel mestiere, del calzolaio. Il 6 novembre dell’anno seguente entrò in Noviziato a Genzano e andò poi a fare il secondo anno, come era costume pei Coadiutori in quei tempi, a S. Benigno Canavese. Il 2 ottobre 1898 fece la professione perpetua e proprio in tale occasione, con slancio giovanile e fervore religioso, si arruolò tra i partenti missionari pel novembre di quello stesso anno.
Qui ci mancano notizie e dati. Sappiamo che si recò prima a Londra e di là partì per il Capo di Buona Speranza. In quella missione esplicò tutta la sua attività come capo laboratorio calzoleria e maestro di musica, tanto da acquistarsi benemerenze presso il Governo inglese, che gli aveva assegnato persino una piccola onorificenza con una pensione annua.
Motivi di salute, l’artritismo ostinato, lo fecero ritornare in patria, e fu destinato alla Casa del “Pio XI” in Roma e nel 1936 ebbe l’ubbidienza per le Catacombe di S. Callisto, addetto all’ufficio vendita degli oggetti religiosi, sino al settembre scorso, quando fu trasferito all’Ispettoria Romana.
In questa nostra Casa lasciò il profumo di quella pietà e di quello spirito di fede di cui parlammo. Fu in tale tempo che, oltre all’attendere con scrupolosa diligenza al suo banco, svolse una missione quanto mai proficua per la Pia Opera del S. Cuore. Tutti gli anni, agli Esercizi Spirituali, era lui che portava la palma per aver fatto inscrivere maggior numero di persone.
Noi abbiamo piena speranza che queste sue benemerenze e queste sue disposizioni interiori gli abbiano giovato per meritare largo premio presso il Divino Maestro, che egli aveva scelto come unica sua eredità e che ha servito con la fedeltà della vita salesiana.
Vogliano tuttavia aiutarlo con i nostri fraterni suffragi, usandogli duella carità che un giorno desideriamo che sia usata a noi, memori delle parole del Nostro Divin Redentore: in qua mensura mensi feriti remetietur vobis (Matt., VII-2). Vogliate pure pregare, cari Confratelli, per questa Casa e per chi si professa
Vostro aff.mo in C. J. Sac. VIRGINIO BATTEZZATI – Direttore

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