FRATEL BENEDETTO DEL SACRO CUORE DI GESÙ

(Villelmo Tenti di Giuseppe)
Sulla tomba di Fratel Benedetto del Sacro Cuore di Gesù si potrebbe collocare, come spesso si vede nei cimiteri, una colonna spezzata a metà. Sì, umanamente considerata, la sua vita si spense precocemente, quando pareva che dovesse essere appena alla metà. Sono i nostri ragionamenti che non si accordano, spesso, con quelli di Dio, che partono da un altro principio, cioè dal principio della vita interiore che ogni anima deve coltivare intensamente fin dall’infanzia per raggiungere prima o poi la felicità eterna.
Fratel Benedetto, al secolo Villelmo Tenti, nacque a Tuscania il 9 novembre 1919 da Giuseppe Tenti e Giuseppina Bonarelli. Visse in famiglia, libero dalle preoccupazioni e lontano dai gravi pericoli, fino ai 25 anni, quando senti la vocazione religiosa e volle entrare a far parte della Congregazione dei Frati Passionisti.
Benché da tanto tempo a Tuscania non vi siano più i Passionisti nel convento della Madonna del Cerro, vi si conserva ancora il ricordo devoto del fondatore San Paolo della Croce, che dimorò più volte nel vicino Ritiro del Cerro. La simpatia e l’affetto, che Tuscania aveva ed ha per i figli di S. Paolo, fecero sì che, al primo invito della divina Grazia, il giovane Vilelmo si rivolgesse, quasi naturalmente, ai superiori dei Passionisti, dai quali fu subito accettato.
Emise i voti religiosi nel Ritiro di S. Giuseppe sul Monte Argentario il 25 luglio 1946. Nei pochi anni che seguirono la sua professione fu dimorò a S. Eutizio, poi nel Ritiro di Tavarnuzze e finalmente in quello della Scala Santa. Alle apparenze si sarebbe detto che stesse bene e non avesse nulla, in realtà, però, non era così; il male c’era e nessuno si era accorto, neppure il malato. Sì, aveva in famiglia una persona affetta da tanti anni da problemi cardiaci, ma Fratel Benedetto credeva di averlo a posto il suo cuore. Ed invece anche in lui vi era quel male che già gli faceva sentire un certo influsso nel suo carattere piuttosto flemmatico e riguardoso. Alle prime manifestazioni si usarono subito le cure opportune e parve al principio che forse si sarebbe guarito; lo faceva sperare un progressivo miglioramento. Ma non fu cosa duratura. I Superiori allora decisero di farlo ricoverare presso l’ospedale dell’Isola Tiberina (Fatebenefratelli). Qui, dopo non molto tempo, al mal di cuore, già tanto pericoloso, si aggiunse l’idropisia che rese ancor più pericolosa la condizione del giovane Fratel Benedetto. Più di una volta parve che fosse arrivato l’ultimo momento.
Consapevole del suo stato, egli non si lusingava di poter vivere; sapendo anzi che era in continuo pericolo, aspettava tranquillo e gioviale la morte, che poteva sorprenderlo, come egli stesso diceva a chi si recava a fargli visita, da un istante all’altro.
La devozione con la quale si comunicava ogni giorno; la pazienza nel sopportare la malattia e la giovialità che mostrava nel vedersi così vicina la morte, erano di grande edificazione per coloro che lo avvicinavano. Per i suoi confratelli, oltre che edificazione, era anche un segno evidente di predestinazione. Dopo appena sette anni di professione religiosa, nel fiore dei suoi 34 anni, la morte lo colse il 30 maggio 1953, improvvisamente, anche se in realtà da tempo si era fatta annunciare.
(Tratto dal “Bollettino” dei Padri Passionisti, anno 1953, n. XVI, pp. 38-40, per la cortesia del Padre Adolfo Lippi).
Il sorgere della vocazione di Fratel Benedetto è ricordato così dal fratello più piccolo Benedetto:
“Una vocazione giunta in età matura.
Verso la fine del 1940, era appena iniziata la Seconda Guerra Mondiale, io avevo sette anni ed il più grande dei miei due fratelli, Narciso, fu chiamato alle armi ed inviato in Sanità a Firenze, presso l’ospedale Sangallo. Anche il mio secondo fratello, Villemo, seguì la sorte del primo, fu arruolato in Sanità ed inviato in Sanità vicino a Narciso.
Villelmo dedicava moltissimo tempo nell’assistere i militari ricoverati, per cui ben presto tutti lo presero a benvolere, dai diretti superiori, ai responsabili dei servizi religiosi, ai funzionari dell Croce Rossa. Fu forse quell’ambiente ad influenzarlo a tal punto da cambiargli radicalemnte la vita. Il suo smisurato altruismo gli fece ottenere un premio inaspettato. Dato che il fratello maggiore Narciso rimaneva in servizio, Villelemo fu congedato per aiutare nostro padre nel lavoro dei campi. Ma Villelmo pensava a ben altro! Prima di lasciare Firenze, confidò a Narciso che sentiva dentro di sé una forte spinta per entrare nella Congregazione dei Passionisti, fondata da S. Paolo della Croce. Narciso cercava di farlo ragionare: “Prima devi aspettare che finisca questa maledetta guerra; adesso va’ ad aiutare il babbo nel lavoro dei campi, poi farai la tua scelta!”.
E così fu. Terminata la guerra, anche Narciso tornò a casa e trovò che Villelmo aveva già assunto tutte le informazioni utili per diventare Passionista e la mattina del 22 gennaio 1945 partì alla volta del convento di Monte Argentario-Orbetello. Lo accompagnammo con il calesse mio fratello Narciso ed io, ormai dodicenne. Fu una lunghissima passeggiata, a tratti anche con un bellissimo paesaggio innevato. Con un po’ di tristezza nel cuore, lasciammo nostro fratello Villelmo, che qualche tempo dopo assunse il nome di Fratel Benedetto del Sacro Cuore di Gesù.”
Benedetto Tenti
Maresciallo di Marina

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