(Nazareno Pietrangeli di Lorenzo)
Nazareno Pietrangeli nacque a Tuscania il 22 luglio 1886. Poco più che ventenne entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, come fratello laico, e a 25 anni, il 6 marzo 1911, emise la professione semplice nel convento della Pallanzana, presso Viterbo.
Il Ministro provinciale dei Padri Cappuccini lo ricordò così nel giorno della sua morte, avvenuta a Roma il 28 dicembre 1966.:
Reverendi Padri e Fratelli, questa notte, poco dopo le ore 24, munito dei conforti religiosi, frate Innocenzo da Tuscania ha concluso il suo pellegrinaggio terreno e si è incamminato verso l’eternità.
Frate Innocenzo ha trascorso i primi tre anni dopo la professione nel convento di Montefiascone. Poi fu trasferito ad Acquapendente e quindi a Viterbo dove ricevette la cartolina di precetto in seguito alla mobilitazione generale.
Da una lettera che si conserva nella sua cartella personale si rileva che egli, dopo circa un anno trascorso nelle retrovie, fu assegnato al 153° Reggimento di fanteria in zona di guerra come conducente di un grosso carriaggio.
Fu messo in congedo nei primi mesi del 1919 e i superiori lo inviarono di famiglia nel convento di Viterbo dove 18 dicembre dello stesso anno emise la professione solenne come fratello laico. Dimorò successivamente nei conventi di Tolfa, Pallanzana, Roma, Palestrina, Centocelle, Civitavecchia.
Nell’autunno del 1940 fu destinato come portinaio nel convento di Viterbo, dove rimase fino al settembre 1946 quando, diventata più acuta la forma di artrite che già da molti anni lo tormentava, fu ricoverato nella nostra infermeria provinciale dove in antecedenza aveva esercitato l’ufficio di capo infermiere e dove ha trascorso gli ultimi venti anni della sua vita.
Di statura piuttosto ridotta, di temperamento vivace, frate Innocenzo si dimostrava poco espansivo e quasi geloso dei propri sentimenti. Eppure la sua conversazione riusciva gradita, condita com’era di battute pronte e piene di arguzia. La sua cultura, certo, non superava quella normale propria al suo stato, ma si notava in lui un acume particolare e un modo di trattare le cose con fare spiccio e sbrigativo. La sua pietà non aveva alcunché di vistoso, ma la sua innata riservatezza non sempre riusciva a nascondere la corona del Rosario — oramai consumata dal lungo uso — che teneva attorcigliata alla sua mano dove si scorgevano evidenti i segni dell’artrite deformante.
Così lo vidi tre giorni fa, la mattina di Natale. Era pallido e smunto. Mi riconobbe dalla voce, poiché da qualche giorno la sua vista aveva avuto un calo improvviso. Cercai di incoraggiarlo. Egli gradì tanto le mie parole ed espresse il suo ringraziamento per le premure usategli. Mi confidò di essere pienamente rassegnato alla volontà di Dio, a cui offriva le sue sofferenze per il bene della nostra Congregazione. Poi soggiunse quasi scherzando: “Ho la mia età e i miei acciacchi. Ormai la mia guarigione è partire”.
E tre giorni dopo, questa mattina, è partito chiudendo la sua laboriosa giornata qui a Roma, nell’infermeria del nostro convento di S. Felice.
Mentre a nome di tutti esprimo le più affettuose condoglianze al padre Virgilio da Tuscania [al secolo Piero Pieri] per la perdita del suo amato zio e confratello, chiedo in carità di fare al più presto i prescritti suffragi a sollievo dell’anima del caro scomparso.
Roma, 28 dicembre 1966.
                                                                                        Vostro affezionatissimo
                                                                                     padre Biagio da Fiuggi
                                                                 Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini
(Notizie tratte dal “Bollettino Ufficiale della Provincia Romana dei Frati Minori Cappuccini”, anno 1966, pp. 93-94)

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