Don Steno Santi nacque a Tuscania il 21 novembre 1927. Fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1950 e divenne canonico della Cattedrale di Tuscania, ma si stabilì a Viterbo, dove svolse numerosi incarichi: fu prima vicerettore nel Seminario Interdiocesano, dove collaborò con il rettore Mons. Umberto Guidobaldi, poi fu nominato viceparroco di S. Angelo in Spatha infine tornò nel Seminario Interdiocesano come Direttore Spirituale (nomina del 22 settembre 1957), dedicandosi anche all’insegnamento di Religione delle scuole superiori.
Nell’anno scolastico 1971-1972 i vescovi dell’Alto Lazio lo nominarono Rettore del Seminario Regionale di S. Maria della Quercia. Rimase ancora qualche anno a Viterbo, fino a quando il vescovo Mons. Luigi Boccadoro lo destinò a Tuscania, come primo parroco della nuova chiesa del S. Cuore (aprile 1976), sorta in seguito al sisma che colpì la nostra Città il 6 febbraio 1971.
Nel 1984 Don Steno lasciò questa parrocchia per essere trasferito in quella della Cattedrale di S. Giacomo, dove svolse per un ventennio un’intesa attività pastorale. Tra le sue numerose altre attività ricordiamo quella di Vicario Episcopale per i Religiosi, membro del Consiglio Presbiteriale, Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano, Assistente Diocesano per la Gioventù di Azione Cattolica, maschile e femminile.
Nel silenzio, ad di là degli incarichi ufficiali, Don Steno ha sempre svolto un’intensa attività nella direzione spirituale di moltissimi laici e sacerdoti, che frequentavano periodicamente la sua abitazione.
Il 24 giugno 2000, gli amici vollero festeggiare attorno a lui il suo “Cinquantesimo di Sacerdozio”: “Il 26 giugno 1950 – disse il suo amico di studi Mons. Salvatore del Ciuco – in una giornata inondata di sole, il vescovo Adelchi Albanesi nella magnifica Basilica di S. Pietro, ti ordinava sacerdote di Cristo!…Lo so che tu avresti preferito passare il tuo Cinquantesimo di sacerdozio nel silenzio e nella preghiera, ma questi cinquanta anni non sono solo tuoi: sono le ore e i giorni di un prete. E il prete è di tutti. Tutti noi sentiamo, caro Don Steno, che il tuo sacerdozio ci appartiene…Un lungo fiume di ricordi assale il mio animo in questo momento. Personalmente non finirò mai di ringraziare Dio per aver intrecciato la mia vita con la tua. Dodici anni di studi prima nel seminario interdiocesano, poi in quello Regionale, alla Quercia. Ricordo ancora tuo padre Umberto, la mamma Clara, dei quali ho sperimentato il sorriso e la tenerezza, e al sacrificio dei quali devi se oggi tu sei prete. Come dimenticare la dolce Adonella, tua sorella, e i parenti tutti che ti sono stati sempre vicini con l’affetto e le premure, rendendo più facile il cammino del tuo sacerdozio? Ricordi gli anni meravigliosi trascorsi insieme come educatori nel Seminario di Viterbo? Forse gli anni più belli del tuo e del mio sacerdozio…”.
Don Steno morì all’età di 77 anni, nell’ospedale civile di Narni il 4 ottobre 2004. Nel giorno dei suoi funerali, il 6 ottobre, il Duomo di Tuscania non riuscì a contenere i fedeli che vi convennero per dare l’ultimo saluto al loro parroco. Celebrarono le esequie il vescovo diocesano, Mons. Lorenzo Chiarinelli ed una cinquantina di sacerdoti e diaconi. Il vescovo nell’omelia mise in risalto le doti di Don Steno, sacerdote di profonda spiritualità e generosissimo nell’opera pastorale: “Nei suoi 54 anni di apostolato – evidenziò il vescovo – Don Steno ha dimostrato una spiccata dote di educatore rispettoso, attento ed umile. La Chiesa di Viterbo lo accompagna con la preghiera nel suo incontro con Dio, certa, nella fede, che Don Steno verrà accolto tra le braccia del Padre buono e misericordioso di cui Don Steno era stato ministro credibile e fedele”.
Al termine della celebrazione anche il Sindaco di Tuscania Antonio Peruzzi lesse una testimonianza di stima e di affetto nei confronti di Don Steno, che per tutta la comunità era stato un punto di riferimento per saggezza e ricchezza spirituale. Queste parole furono condivise da tutti i cittadini di Tuscania presenti alle esequie, che con un applauso fragoroso si associarono alle parole del primo cittadino.
Alla morte di Don Steno, tutte le parrocchie del centro storico sono state unificate in un’unica parrocchia, che il vescovo Mons. Chiarinelli ha affidato a Don Alessandro Panzeri.

On Tuscia – il quotidiano della Tuscia on line lo ricorda con un toccante articolo di Mauro Loreti

Nacque a Tuscania il 21 novembre 1927. Dopo gli studi molto approfonditi il 26 giugno 1950 fu ordinato sacerdote dal vescovo Adelchi Albanesi nella basilica di San Pietro a Tuscania. Fu canonico della cattedrale di San Giacomo Apostolo il Maggiore e fu chiamato a Viterbo dove fu vicerettore del Seminario Interdiocesano, poi viceparroco di sant’Angelo in Spatha, e quindi Direttore spirituale nel Seminario. Insegnò Religione in molte scuole superiori. In seguito fu Rettore del seminario regionale della Quercia. Finalmente nel 1976 fu Parroco del Sacro Cuore a Tuscania e nel 1984 della cattedrale di san Giacomo. Ritornano alla mente le sue belle parole, il suo esempio e la sua testimonianza cristiana. Monsignor Salvatore Del Ciuco di Viterbo scrisse a Don Steno: “ Ricordo tuo padre Umberto, la mamma Clara, dei quali hai sperimentato il sorriso e la tenerezza ed al sacrificio dei quali devi se oggi tu sei prete. Come dimenticare la dolce Adonella, tua sorella e i parenti tutti che ti sono stati sempre vicini con l’affetto e le premure, rendendo più facile il cammino del tuo sacerdozio? “
Don Steno morì a settantasette anni nell’ospedale di Narni, dove doveva esser operato, il quattro ottobre 2004. Il vescovo Lorenzo Chiarinelli disse nell’omelia delle esequie:” Nei suoi 54 anni di apostolato Don Steno ha dimostrato una spiccata dote di educatore rispettoso, attento ed umile. La Chiesa di Viterbo lo accompagna con la preghiera nel suo incontro con Dio, certa, nella fede, che Don Steno verrà accolto tra le braccia del Padre buono e misericordioso di cui Don Steno era stato ministro credibile e fedele. ”Scrisse la maestra Giulia Palozzi che Don Steno “ incarnava il prete che ogni laico cristiano vorrebbe avere accanto, un fratello maggiore per autorevolezza, che sa ascoltare e consigliare. Possedeva la capacità di scoprire e di valorizzare il bello ed il buono di chi si affidava a lui. Ci ha regalato omelie straordinarie, essenziali, belle, di una bellezza non solo formale, ma sostanziale. Entravano nel cuore di ciascuno, ti portavano in alto e sentivi al gioia del tuo essere figliolanza divina, tutti le comprendevano perché anche le persone semplici sentivano che nascevano da un’intimità con Dio ed erano coerenti con lo stile di vita di chi parlava…”
Con Don Steno si parlava di evangelizzazione, formazione cristiana, collaborazione, solidarietà, fraternità, famiglia. Partecipammo a tanti campi di Azione cattolica nei periodi estivi: lui era il faro e la guida. Ricordiamo Campitello di Fassa, Sesto, Erbezzo, Santa Fosca, Mezzano! Nel 2008 fu stampato il libro della Caritas Diocesana di Viterbo “Luce sul mio cammino è la tua parola” e Monsignor Lorenzo Chiarinelli scrisse: ”Grazie, don Steno! La tua è opera di mente illuminata, di coscienza vigile, di educatore sapiente che, riscaldando il cuore, ne mette in sintonia i palpiti con il cuore della chiesa, con il cuore di Cristo per educare all’amore, che è pienezza e compimento dell’esperienza cristiana.” Don Roberto Burla Direttore della Caritas diocesana aggiunse.”Don Steno non è stato solo una persona cara, che rimane nella memoria e nel cuore di quanti lo hanno frequentato e conosciuto, è stato anche un maestro, di quelli credibili, che hanno percorso la strada, prima di indicarla ad altri.”
Nel 2015 è stata dedicata una piazza di Tuscania alla sua memoria con questa motivazione della giunta comunale; ”Umile straordinarietà di un prete della terra di Tuscia, da molto considerato un grandissimo uomo. Fu insegnante di Religione molto ascoltato e seguito dai giovani. Generoso e disponibile e punto di riferimento costante per i fedeli tuscanesi ebbe una vita sempre lontana dai riflettori ma certamente non comune. Sapeva dare tutto in carità e non si contavano quelli che si rivolgevano a lui per benedizioni. Ha lasciato in tutti un ricordo incancellabile fatto di bontà e di fede e di dedizione ai suoi fedeli. Da tanti che lo hanno conosciuto e da tanti che ne hanno solo sentito parlare è considerato una figura di elevata statura etica e morale, con un forte ascendente tra i giovani per la sua capacità di ascolto e di infondere i concetti di solidarietà e amore verso gli altri. Una mente illuminata, un educatore sapiente con una capacità oratoria che richiamava i fedeli alle sue omelie, diventate per molti un appuntamento fisso della messa domenicale. ”In quelle sue belle e profonde omelie Don Steno, a volte, citava parole greche e latine e poi le spiegava molto bene. Ricordo quando usò il termine metànoia e poi ci fece comprendere la necessità del mutamento del nostro modo di pensare, di sentire, di giudicare le cose non come fa il mondo ma con un totale capovolgimento con l’adesione al messaggio di Cristo. Pertanto le beatitudini evangeliche sono l’espressione della vita del cristiano. Don Steno ci ha insegnato a vivere il nostro tempo nell’attesa di quello futuro, il già ed il non ancora che è il compendio della nostra esistenza. Abbiamo imparato da lui che il pellegrinaggio terreno va vissuto in armonia tra i fratelli in preparazione dell’altra vita. Proprio per testimoniare l’importanza dell’impegno cristiano Don Steno ha applicato per tutta la vita quanto si legge nella Dichiarazione Conciliare “Gravissimum educationis”: ha provveduto affinché tutti i fedeli potessero ricevere l’educazione cristiana, specialmente i giovani che sono la speranza della Chiesa. Egli con grande spirito di dedizione evangelica ha svolto una nobile opera educativa.
Nel presentarsi ai giovani è sempre stato considerato il teologo con il linguaggio adatto e comprensibile. Spronava sempre ad impegnarsi anche nel campo civile e politico in modo che la buona novella fosse sempre annunciata dappertutto. Ricordandolo viene in mente la sua bonomia, la sua mitezza di carattere e la sua fermezza d’animo e di volontà. Nelle riunioni parrocchiali e dell’Azione Cattolica ci ricordava sempre che i cristiani devono essere il sale della società e, quindi, metaforicamente, il compito è dare sapore alla vita di tutti. Ci ha preparati con l’evangelizzazione e la formazione cristiana, ha spinto sempre alla collaborazione tra tutte le Associazioni con la solidarietà e la fraternità. Ci ha insegnato a guardare in alto, a stare tra la gente ed a vivere nella fede.
Mauro Loreti

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