Don Dario Nardi nacque a Tuscania il 7 dicembre 1907 da Raffaele e da Pierina Pieri; frequentò i primi quattro anni del ginnasio nel piccolo seminario locale, che vantava una secolare tradizione di serio insegnamento e di buona formazione.
Gli anni che don Dario trascorse da adolescente nel seminario di Tuscania furono gli ultimi dell’istituto e ne segnarono la fine, poiché nel 1928 il vescovo Emidio Trenta soppresse il seminario di Tuscania e lo uni a quello di Viterbo.
Don Dario frequentò la quinta classe ginnasiale nel seminario viterbese di Sant’Ignazio e, all’inizio del nuovo anno scolastico, si trasferì nel Collegio Leoniano di Anagni per frequentare gli studi filosofici e teologici.
Dopo aver ricevuto il diaconato, don Dario fu ordinato sacerdote il 3 aprile del 1933 e il giorno successivo celebrò la sua prima Messa solenne nella cattedrale di Tuscania, durante la quale, nel breve discorso che tenne, espresse un pensiero di gratitudine ai genitori che per lui avevano affrontato tanti sacrifici, e a tutti coloro che lo avevano sostenuto con il consiglio e con la preghiera fino al raggiungimento della mèta desiderata.
Quando don Domenico Brizi, parroco di San Giovanni, fu nominato rettore del Pontificio Seminario Regionale di S. Maria della Quercia, don Dario fu incaricato di svolgere tutte le funzioni di pro-parroco in questa parrocchia e l’anno successivo ne fu nominata parroco effettivo.
Formò, e seguì con zelo, il gruppo dei bambini cattolici, ai quali dedicava tempo ed affetto. Gli anziani della sua parrocchia certo ricorderanno ancora le lezioni di catechismo che rendeva affascinanti, illustrandole con filmini e quadri in sacrestia nei pomeriggi delle domeniche.
Per tutta la vita impiegò ogni sua energia e la sua fede affinché il popolo di Tuscania onorasse con una devozione viva e particolare l’immagine della Madonna Addolorata. Attorno ad essa rinvigorì il gruppo degli “Araldi”, i portatori di quell’Immagine, che la Città accoglie trionfalmente due volte l’anno, nella festa di metà settembre e nella processione del Venerdì Santo, che non è uno spettacolo sacro, ma l’espressione di pietà e devozione vera all’Addolorata che tutti i Tuscanesi dimostrano verso la Madre celeste.
Nell’Anno Santo del 1950 fu lui, con l’aiuto e il consiglio del direttore degli Araldi Pericle Scriboni, ad organizzare il pellegrinaggio a Roma con l’immagine della Madonna Addolorata. E quello fu certamente un giorno indimenticabile per i cittadini che l’accompagnarono e per tutti i Tuscanesi residenti a Roma che parteciparono a quella manifestazione di fede.
Non possiamo trascurare poi la sua cura assidua, direi puntigliosa, nell’addobbare l’altare per le feste liturgiche più importanti, come il Santo Sepolcro, la festa della Vergine Addolorata, alla quale era dedicate il mese di settembre. E poi gli splendidi presepi per i quali dedicava forze e energie, coadiuvato da tante persone, come il dottor Beno Gessi, il Prof. Pietro Leonardi e tanti artigiani che volentieri mettevano a disposizione di questa iniziativa il proprio talento, trascinati dall’entusiasmo di don Dario.
Ricordiamo ancora le novene dell’Immacolata Concezione e del Santo Natale che si svolgevano alle 5,30 del mattino per agevolare la partecipazione a questi riti da parte delle persone che andavano in campagna.
E, dopo aver festeggiato il suo sessantesimo anno di sacerdozio, la vita di don Dario rimase un po’ nell’ombra, anche perché fu colpito da una serie di malattie, che lo costrinsero a non uscire mai più di casa.
E l’11 luglio del 1994 si spense serenamente.
Alla sua morte il vescovo non ha più nominato un nuovo parroco, ma ha unito la parrocchia di S. Giovanni Decollato a quella dei SS. Marco e Silvestro, nella prospettiva futura di realizzare una sola parrocchia per l’intero Centro Storico.

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