La novena dell’Immacolata (29 Novembre – 7 dicembre)

La nosra comunita’ parrocchiale si prepara a celebrare con grande gioia la solennità dell’Immacolata Concezione, Dal giorno 29 Novembre, tutte le sere, ci ritroveremo al Duomo alle ore 16:30 per la recita del Santo Rosario , la celebrazione della santa Messa e il canto del “Tota Pulcra”. Tutti siamo invitati a partecipare e come segno di disponibilità e di comunione. Ogni sera il rosario e la celebrazione sarà animata da un gruppo della parrocchia

  • Venerdì 29 La Caritas
  • Lunedì 2 Azione Cattolica
  • Martedì 3 Catechisti
  • Mercoledì 4 Rinnovamento dello Spirito
  • Giovedì 5 Comunità Neo catecumenale
  • Venerdì 6 Lectio Divina

Il tempo di Avvento

La parola «Avvento» deriva dal latino adventus e vuol dire «venuta».  È una parola di  origine profana che indicava la prima visita di un personaggio importante in una città o una regione, o anche il momento di inizio dell’esercizio del suo incarico. Il prefisso «ad» ha il senso di una venuta da molto lontano. Il tempo di Avvento è un tempo breve, di appena 4 settimane, ma di una grande ricchezza teologica. Considera infatti tutto il mistero della venuta del Signore nella storia fino al suo concludersi. Questo breve tempo che apre l’anno liturgico si inserisce in un tempo più lungo, che si chiama «tempo della manifestazione» e che si concluderà con la domenica dopo l’Epifania, cioè con il Battesimo del Signore.

Nell’Avvento noi celebriamo il mistero della venuta del Signore con un atteggiamento gioioso, fatto di vigilanza, di attesa e di accoglienza. Dal 24 dicembre alla domenica che segue la solennità dell’Epifania celebriamo la nascita e la manifestazione del Signore. In realtà si tratta di un movimento unico, Il medesimo evento, la venuta del Signore, viene preparato in un’atmosfera di attesa e poi viene celebrato nel suo momento iniziale e nelle sue manifestazioni all’umanità intera. In questo tempo la liturgia pone sulle nostre labbra un’invocazione ricca di speranza: Maranathà: vieni, Signore Gesù. L’oggi nel quale viviamo ci fa toccare la nostra povertà, sia guardando noi stessi, sia le persone che ci circondano, sia le relazioni che vengono costruite. Dentro questa povertà si alza la nostra supplica nello Spirito Santo. Il «Vieni, Signore Gesù» è il grido della speranza. La precarietà della nostra storia non è fonte di scoraggiamento, ma di inesauribile speranza. Noi tocchiamo di continuo i nostri limiti e possiamo essere tentati di rinchiuderci in noi stessi. Dio, però, nella sua fedeltà, ci regala la sua Parola, che diventa il cibo di speranza, e l’istante che viviamo, pur nelle tenebre storiche che lo circondano, è illuminato dalla venuta del Redentore. La nostra attesa del Signore non è un’illusione. Il Signore è venuto veramente tra noi mediante la piena assunzione della nostra umanità. Dio non ha mai abbandonato il suo popolo, e tale verità storica anima il nostro cammino verso la luminosità della gloria, soprattutto nei momenti difficili, riempiendoci di coraggio. L’attesa non ci deve distrarre dall’impegno nel presente, il suo animo deve diventare il nostro, i suoi ideali i nostri, le sue ansie le nostre. Egli è il Salvatore e noi siamo chiamati a essere rigenerati nel più profondo del nostro cuore.

Spiritualità dell’Avvento

L’Avvento non è una semplice preparazione al Natale, quasi dovessimo fingere che Gesù non sia nato per poi doverci fintamente stupire della sua nascita nella notte santa. Esso è piuttosto il “Sacramento” della venuta del Signore, perché memoria viva della sua incarnazione, attualizzazione del suo venire oggi dentro la nostra vita, anticipazione della sua venuta definitiva.

L’invocazione che riempie il tempo di Avvento è già forte della presenza del Signore che, venuto nel suo Natale nella carne, rimane con noi nel suo Santo Spirito del quale la nostra carne è tempio. Se ogni anno noi celebriamo l’Avvento, esso non è la semplice ripetizione di quello precedente. È una nuova venuta del Signore nella Chiesa, nelle anime, nel mondo

Galateo di comportamento in chiesa

Impariamo a stare nella casa di Dio e quali errori non fare

Molti vanno in chiesa, ma non tutti sanno di entrare nella casa di Dio. Preparati nell’andare: spiritualmente, mentalmente e con il cuore [quando entri in chiesa fai il segno di croce con l’acqua benedetta che trovi nell’acquasantiera, è il modo con cui ci ricordiamo come siamo entrati nella Chiesa, cioè attraverso il battesimo; se nella chiesa è custodito il Santissimo Sacramento è inoltre necessario fare la genuflessione, cioè piegare il ginocchio destro fino in terra rivolti al tabernacolo, N.d.BB].

1) ARRIVARE ALLA MESSA IN ANTICIPO
Recati alla Santa Messa almeno cinque o dieci minuti prima del suo inizio, per prepararti nella preghiera e nel raccoglimento ad una migliore partecipazione al mistero della salvezza. Noi Sacerdoti ci prendiamo l’impegno di essere presenti in Chiesa mezza ora prima della celebrazione disponibili per le Confessioni

2) GENUFLESSIONE (ginocchio destro in terra)
Entrando in Chiesa, davanti al Signore, inginocchiati, così lo adorerai pubblicamente. Chinare la testa, come oggi fanno molti, è solo un segno di venerazione e non di adorazione come si conviene a Dio. Nella lettera ai Filippesi si trova scritto: “nel nome di Gesù, ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra”.

3) SILENZIO
Osserva, nella casa di Dio, un rigoroso silenzio. Nel luogo sacro non possono essere giustificate le vane chiacchiere. Si può parlare solo per una vera, grave e urgente necessità, per il tempo strettamente indispensabile e sempre e solo sottovoce. “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera “.
Controlla sempre che il tuo telefonino sia spento.

4) NO ALLE DISTRAZIONI
Non entrare mai in Chiesa vestito in maniera indecorosa o, peggio, indecente. Mantieni sempre un atteggiamento edificante, non andando in giro qua e là con lo sguardo, non voltandoti a vedere chi entra e chi esce, ma occupandoti solo di parlare con Dio, pensando alle cose di Dio, occupandoti degli affari divini riguardanti il bene dell’anima tua e di quelli che porti nel cuore, pregando magari anche davanti alle immagini dei santi che si venerano nella Chiesa.

5) LA CONSACRAZIONE
Nella Messa, almeno durante la consacrazione, procura di stare in ginocchio ed in assoluto silenzio adorante. Se anche sei fuori dei banchi, sappi che il Signore gradisce molto il sacrificio di stare in ginocchio sulla nuda terra. Sappi che se, senza grave necessità, rimani in piedi è irriverenza verso Colui che si sta umiliando scendendo sull’altare e rinnovando l’offerta del Suo Sacrificio per le mani del sacerdote. Se sei un’anima generosa, prolunga il tempo della tua adorazione in ginocchio per tutta la preghiera eucaristica.

6) RICEVERE DEGNAMENTE LA SANTA COMUNIONE
Se vuoi ricevere Gesù nella santa comunione eucaristica, ricorda che devi essere in stato di grazia e digiuno da almeno un’ora da cibi e bevande non alcoliche (tre ore dalle bevande alcoliche). Se sei consapevole di aver peccato mortalmente, non accostarti alla santa comunione senza aver prima ricevuto l’assoluzione nel sacramento della Penitenza: commetteresti sacrilegio. Sappi che il digiuno è rotto anche da un cioccolatino, una caramella, un caffè o una gomma da masticare.

7) COME COMUNICARCI
Prima di ricevere la santa Comunione, chiedi umilmente perdono per le tue debolezze e mancanze recitando con fede l’Agnello di Dio. Accostati a Lui con molto rispetto e riverenza, consapevole che stai andando a ricevere il Signore del cielo e della terra. Ricorda che anche per ricevere la santa comunione, l’atteggiamento più indicato è quello di ricevere il tuo Signore con grande riverenza [ad esempio, la genuflessione o almeno un profondo inchino prima di arrivare davanti al sacerdote che distribuisce la comunione].

8) RINGRAZIAMENTO
Dopo aver ricevuto Gesù, adoralo, benedicilo e ringrazialo. Tornato al banco, non metterti seduto: hai Dio dentro di te! Non uscire di fretta dalla Chiesa, ma soffermati in silenziosa preghiera, perché Gesù rimane, nelle Sacre Specie, vivo dentro di te, per diversi minuti da quando l’hai ricevuto. L’ideale, quindi, sarebbe che ti trattenessi in preghiera ed in ringraziamento almeno per questo tempo.

9) CONCLUSIONE DELLA CELEBRAZIONE
La celebrazione si conclude con un canto finale di solito alla Madonna, non è bello uscire mentre si canta perché il canto finale è una preghiera di tutta l’assemblea, terminato il canto si esce dalla chiesa in silenzio e sul sagrato della Chiesa ci si può salutare e conversare amichevolmente prima di andare a casa. Nei funerali durante il canto finale si forma una piccola processione seguendo il feretro accompagnato dal sacerdote e dai parenti e sul sagrato si innalza al Signore l’ultima preghiera di addio, dopo si salutano i parenti

10) ADORAZIONE EUCARISTICA
Quando Gesù è solennemente esposto nell’Adorazione eucaristica, non privarlo della tua presenza. Egli ti sta aspettando per amarti, benedirti, concederti grazie, donarti la sua pace, in cambio di un po’ del tuo amore e del tempo. Sii fiero di rimanere per un po’in ginocchio davanti alla sua divina presenza.

11) NO ASSOLUTO AGLI APPLAUSI
Poiché la casa del Signore non è un teatrino e la S Messa non è una performance artistica è raccomandabile evitare di applaudire (anche in occasione di matrimoni, battesimi, funerali, ecc.). [si applaude agli uomini, mentre l’adorazione è il giusto atteggiamento nei confronti di Dio, quindi in chiesa, la casa di Dio, non si applaude mai, perché siamo qui per adorare e lodare Dio, non per celebrare gli uomini. ]

Sono sicuro che questi consigli saranno ben accolti e le nostre celebrazioni saranno sempre più attente, veri incontri con Dio di tutta la nostra comunità parrocchiale.

A Te la lode e la gloria nei secoli!

DD

Cristo Re, identikit della festa che chiude l’anno liturgico

È la Solennità che celebra la regalità di Cristo, Signore del tempo e della storia, inizio e fine di tutte le cose e al quale tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti.
È la solennità che conclude l’anno liturgico, cade negli ultimi giorni di novembre e celebra la regalità di Cristo, Signore del tempo e della storia, inizio e fine di tutte le cose. Oltre ai cattolici, è celebrata anche da anglicani, presbiteriani e alcuni luterani e metodisti. (altro…)

Don Angelo Gargiuli

Don Angelo, è nato a Tuscania il 28 aprile 1927, ha svolto diversi lavori da giovane: ragazzo di bottega da un barbiere, poi da un fabbro, quindi in una falegnameria e poi in campagna. Grande la sua passione per il disegno e la pittura.

Ha poi lavorato in seminario e proprio in seminario arriva la vocazione. Diventa quindi seminarista ed è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1952. Il giorno successivo, la prima messa in cattedrale a Tuscania.

Don Angelo è stato viceassistente dell’Azione Cattolica. Ha fondato il giornale Sottobanco di cui era direttore responsabile, essendo giornalista fin dal 1961.

E’ stato insegnante di disegno; vicerettore ed economo del seminario; aiuto del fratello Mario, parroco di Santa Maria Nuova; insegnante di religione alla scuola media, poi al Preziosissimo Sangue, quindi al ragioneria e al geometri.

Dopo la morte improvvisa del fratello Mario, parroco di Santa Maria Nuova, su richiesta del vescovo Adelchi Albanesi, lo sostituisce nel ruolo.

Dal 19 febbraio 1966, per 40 anni ha svolto il ruolo di padre, fratello, consigliere per tutti i parrocchiani, che avevano sollecitato la sua nomina.

A lui si deve la sistemazione del chiostro Longobardo, della cripta, il recupero delle opere d’arte della chiesa di Santa Maria Nuova, il restauro del soffitto che oggi si può ammirare con le varie pianelle dipinte.

E’ stato uno dei sacerdoti più autorevoli, conosciuti e attivi della diocesi e un pezzo della storia della chiesa di Viterbo che ha servito con zelo instancabile fino agli ultimi giorni della sua lunga esistenza.

Il suo parlare sereno e appassionato, i suoi consigli profondi e puntuali, la sua dedizione generosa e tenace, la sua intelligenza profonda e perspicace, insieme a quell’esperienza di una vita temprata anche dalla sofferenza, hanno fatto di lui un punto di riferimento per tante persone che lui accoglieva con quel sorriso e quella cordialità che sempre lo hanno contraddistinto e per i quali è stato da tutti apprezzato e amato.

Don Angelo Garguli ha lasciato questa vita il 27 febbraio 2019 e le sue spoglie mortali riposano nella sua amata Tuscania.

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